Mona, la Dea della moda con un debole per la pizza

È svedese, ma vive in Francia. Ha 18 anni: è la top più contesa dagli stilisti di tutto il mondo

Giuseppe De Bellis

da Milano

La nuova Dea, dicono. Milano, Parigi, New York, Londra. Il telefono dei suoi agenti trilla sempre: uno stilista, uno stylist, un’agenzia pubblicitaria, un giornalista. Rispondono che lei sarà felice di parlare non appena avrà un minuto libero. Il che adesso è difficile davvero: Mona Johanneson è la modella che sta scalando la vetta della notorietà in passerella. Qualcuno qualche mese fa disse che lei sarebbe stata l’erede di Kate Moss. Oggi suona male, diventa offensivo, perché Kate è nella polvere. All’epoca era un gran complimento: voleva dire che il futuro è di questa ragazza svedese poco più che maggiorenne. Anche adesso su di lei continuano a scommettere praticamente tutti. E tutti litigano per averla con loro. I numeri dicono che nella settimana della moda di Milano lei ha sfilato 14 volte: Mila Schön, D&G, Ferragamo, Philosophy, Navarra, Moschino, Burberry, Max Mara, Dolce & Gabbana, Fendi, Alessandro Dell’Acqua, Cheap and Chic, Sportmax, Iceberg.
Mona, si dice che gli stilisti facciano a gara per poterla avere nel loro défilé. Che effetto fa?
«Be’, io sono felice di questo. Sono contenta di avere la possibilità di lavorare. È un mondo che mi piace. Quest’ultima settimana, qui a Milano, è stata pienissima di lavoro, ma allo stesso tempo è stato molto intrigante e affascinante».
Da Milano a Parigi. Prima c’è stata New York. Che cosa significa vivere in giro per il mondo?
«Significa doversi adattare sempre. È dura essere costantemente in giro, ma quando fai un lavoro interessante e che ti piace fai meno fatica».
Ma se dovesse indicare la città nella quale si trova meglio, quale sarebbe?
«Direi New York o Londra, per via della lingua. Milano mi piace, in questi giorni ho potuto apprezzarla, ma non conosco l’italiano. La cucina, invece, la conosco bene: adoro la pizza».
Ah, allora mangia?
«Sì mangio, mangio. E la pizza è il mio piatto preferito. Quindi quando vengo in Italia mi sento bene».
Allora, le piacciono New York e la pizza. Invece se dovesse scegliere il suo stilista preferito su chi punterebbe?
«Ecco questo è veramente difficile. Sfilando per molti di loro, ho la possibilità di vedere e di indossare il meglio delle collezioni. Così è complicato parlare di uno migliore dell’altro. La maggior parte delle volte, mi capita di innamorarmi del vestito di uno, della gonna di un altro, dell’accessorio di un altro ancora. Stiamo parlando di grandissimi stilisti, che ogni stagione inventano qualcosa di nuovo».
Lei descrive un mondo della moda fantastico. Il caso di Kate Moss e quello che i giornali inglesi hanno raccontato nei retroscena delle sfilate di Londra dicono che nell’ambiente c’è qualche problema. Qual è la sua idea?
«Sono dispiaciuta per quello che è accaduto a Kate. Lo siamo tutti nel nostro ambiente. Per il resto io posso dire che quando si lavora tanto è difficile fermarsi a pensare per poi giudicare. Io, per esempio, sono sempre in viaggio: quando arrivo in un posto per un servizio o per delle sfilate, poi devo ripartire di corsa. Non ho neppure il tempo di viverlo davvero il mondo della moda».