Con Lo Monaco rivive la Venezia intrigante del gelosissimo Otello

Da oggi al teatro Fabbri di Forlì e poi in tournée l’attore nella scintillante divisa del Moro Iago reinventato in una messinscena elegante e moderna

L'incontestabile dato di fatto di essere destinati a ignorare per sempre in cosa consistessero l'arte consumata di Tommaso Salvini e le prodezze vocali di Ernesto Rossi, i grandi rivali del nostro Ottocento, ogni volta che indossavano i panni di Otello, viene ora confutato dall'interpretazione di Sebastiano Lo Monaco. Che, nella scintillante divisa del Moro di Venezia, ne resuscita i fasti attenuandone i probabili abusi quando ci restituisce per minimi tocchi impressionisti (la tremula agitazione di una mano, il passo appena claudicante, l'improvvisa torsione del capo) contrastati ad arte dall'irruenza fisica del gesto, dall'occhio fermo e intento e dall'impressionante controllo delle emozioni anche quando subisce le presunte rivelazioni di Jago, la deviante psicologia del personaggio.
Il fascinoso manierismo del teatro di ieri tutt'uno all'incedere tracotante di quegli eroi del nostro Risorgimento che ancor oggi ci ammiccano dai ritratti a tutto tondo di Hayez noi oggi li ritroviamo nell'atletica figura di questo straordinario primattore che, nei momenti d'abbandono e di cupa malinconia, si ritrae rapido e scattante in se stesso tramutandosi sotto i nostri occhi nell'allucinante figura filiforme del Cavaliere dalla triste figura cantato da Cervantes. Attorno, dietro e davanti a lui in questo Otello che Roberto Guicciardini fa emergere da una scenotecnica esclusivamente pittorica dove argentei velari che simulano la luna piovono su giganteschi fondali colorati allusivi alla Venezia esaltata nelle tele di Vittore Carpaccio, gli altri personaggi si collocano in prospettiva come pedine ritagliate dalla mente ottenebrata di Jago. Che non è più il machiavellico furfante di mezza età oppresso dalla pinguedine che abbiamo visto in tante messinscene ma un giovane dinoccolato e spigoloso dalle sfrenate ambizioni di potere (un Massimiliano Vado cui fa difetto l'acerbità della dizione) che ha impalmato l'Emilia altera e sensuale disegnata con beffarda ironia da Maria Rosaria Carli solo per insinuarsi nelle grazie della dolce Desdemona di Marta Richeldi. In un contesto dove alla ricreazione di un perduto universo di segni ed estatici languori tipici del tardo romanticismo si alternano i soprassalti e le nevrosi ormai divenuti triste moneta corrente dei nostri tempi insidiati dal germe dell' autodistruzione.

OTELLO - di Shakespeare Regia di Roberto Guicciardini, con Sebastiano Lo Monaco. Forlì, Teatro Fabbri, dal 4 dicembre. Genova, dal 15 al 30.