Monarchici e comunisti difendono il tg della Rai

Primocanale, balzata alla ribalta nazionale per aver dichiarato guerra alla televisione di Stato, in particolare a Rai 3 regionale - «siamo noi il vero servizio pubblico» ha tuonato l’editore dell’emittente Maurizio Rossi -, riceve consensi e solidarietà, ma anche qualche voce di dissenso, che si aggiunge alla presa di posizione critica dell’Associazione giornalisti liguri.
Ieri, in particolare, Alleanza monarchica ha diffuso un comunicato in cui l’avvocato Michele Forino, segretario regionale del movimento, denuncia il fatto «che nessuna forza politica abbia reagito, con la dovuta energia, all’ennesimo attacco perpetrato a danno della Tv di Stato». La denuncia di Alleanza Monarchica prosegue sottolineando che «l’elementare rispetto delle voci di dissenso, da sempre garantito proprio da Rai 3, nobilita i dirigenti, i giornalisti, i tecnici e gli operatori di Corso Europa, e, per estensione, di Largo Willy De Luca, e squalifica i loro detrattori». Anche per questo, Alleanza monarchica «auspica l’immediata cessazione di un’inutile campagna propagandistica e invita tutti i liguri a continuare a usare il telecomando così come, peraltro, è sempre avvenuto. In democrazia, infatti - sottolinea ancora Forino - sono i cittadini a scegliere e non i potentati». La conclusione è drastica: «Sempre meglio essere leoni per tre minuti che pecore per 24 ore», con evidente allusione all’immagine pubblicitaria diffusa da Primocanale che riporta: «Noi non abbiamo i minuti contati. Primocanale. La Tv al servizio della Liguria 24 ore su 24».
Interviene anche Tirreno Bianchi, capogruppo dei Comunisti italiani in Regione, secondo cui «pur riconoscendo l’utilità e la dignità dell’informazione televisiva privata, non si può accettare una sua equiparazione al servizio pubblico che è chiamato a svolgere un ruolo diverso e di interesse generale. Se mai - aggiunge Bianchi - denunciamo la crescente sottomissione della Rai nazionale a logiche privatistiche». I Comunisti italiani, dunque, «sono per un forte rilancio dell’interesse collettivo che reclama esattamente il contrario di quanto richiesto dall’amministratore delegato di Primocanale: più pubblico».