Mondadori, congelati i 750 milioni e De Benedetti resta a mani vuote

La Finivest spiazza i legali dell'Ingegnere: accolta dal giudice la fideiussione bancaria a garanzia del maxi risarcimento

Milano Soddisfatta la Fininvest. Soddisfatto De Benedetti. Eppure doveva essere il giorno dello scontro frontale tra la Cir, la holding dell’Ingegnere, e il gruppo di Silvio Berlusconi: sul tavolo la gigantesca posta di 750 milioni di euro messa in ballo dalla sentenza del giudice Raimondo Mesiano del 3 ottobre scorso. La Cir premeva per passare subito all’incasso del megarisarcimento, stabilito da Mesiano per la corruzione di uno dei giudici che nel 1991 tolsero all’Ingegnere il controllo della Mondadori passandolo nelle mani di Berlusconi. La Fininvest chiedeva di congelare tutto in attesa del processo d’appello, proclamandosi fiduciosa nel ribaltamento della sentenza di Mesiano. C’erano tutte le premesse perché nell’aula al primo piano del palazzo di giustizia milanese sprizzassero scintille.
Invece, a sorpresa, viene trovata una soluzione che accontenta entrambi i contendenti: solo per il momento, naturalmente, perché lo scontro frontale è rinviato al vero e proprio processo d’appello che si terrà il prossimo anno. Nel frattempo Fininvest offre a Cir una fideiussione per il valore dell’intera causa, 750 milioni più gli interessi: tecnicamente si chiama «fideiussione a prima vista», vuol dire che se la Corte d’appello confermerà la sentenza di Mesiano, il giorno stesso De Benedetti potrà presentarsi in banca e intascare la somma. Nel frattempo, tutto resta fermo così com’è.
Per Fininvest non è una soluzione indolore, perché una fideiussione di queste dimensioni ha comunque un costo rilevante: lo fa presente Fedele Confalonieri, «è una cosa che comunque sia danneggia la Fininvest che non ha più la libertà che aveva prima sotto il profilo finanziario». Ma si tratta comunque di poca cosa rispetto agli sconquassi che il pagamento immediato dei 750 milioni avrebbe avuto nei conti della holding berlusconiana, dove si facevano già i conti di quali gioielli di famiglia mettere in vendita per tappare il buco se l’udienza di ieri fosse andata a finire male.
Invece ieri, in apertura d’udienza, il professor Romano Vaccarella, uno dei legali di Fininvest, estrae dal cilindro la proposta a sorpresa «per evitare spargimenti di sangue»: «Se la Cir rinuncia a riscuotere immediatamente il risarcimento, noi prestiamo una fideiussione a prima vista per l’intero importo». I legali di De Benedetti vengono colti alla sprovvista, chiedono tempo, si consultano con Alberto Piaser, il direttore generale di Cir che è presente all’udienza. Valutano vantaggi e svantaggi. De Benedetti puntava a incassare tutto e subito, tanto che all’indomani della sentenza di Mesiano aveva avviato gli atti di precetto, preludio del pignoramento. Però l’offerta di Fininvest ha un pregio evidente: se vincerà anche in appello, la Cir si vedrà serviti i quattrini su un piatto d’argento, senza perdersi in procedure lunghe e scomode.
Alla fine, a far decidere Cir per l’okay sono i giudici della Corte d’appello. Che mettono sul piatto della trattativa una offerta non da poco: una corsia preferenziale per la causa d’appello, la garanzia che per arrivare alla sentenza-bis i due contendenti non dovranno mettersi in coda nella chilometrica lista d’attesa della giustizia civile.
Se si fossero seguiti i canali normali, il processo d’appello non sarebbe finito prima della metà del 2012. Invece Luigi de Ruggiero, presidente della seconda Corte d’appello, offre una road map a tappe forzate: a febbraio 2010 la prima udienza, tra ottobre e novembre l’udienza di «precisazione delle conclusioni», che è l’atto finale del processo civile. Walter Saresella, il giudice che si occupa direttamente del fascicolo, verrà sollevato da parte degli altri impegni per poter concentrarsi sul caso. Entro il dicembre 2010, la sentenza. Ieri sia a Cir che a Fininvest non è dispiaciuto evitare la resa dei conti. Ma la resa dei conti arriverà, e per chi ne uscirà sconfitto non sarà una giornata piacevole.