Mondadori, Marina Berlusconi al contrattacco: "Colpiscono le aziende per colpire mio papà"

Intervistata da <em>Panorama</em> la figlia del premier condanna la sentenza della Corte d’Appello: &quot;Non è degno di uno stato di diritto che per colpire mio
padre si colpiscano le aziende&quot;. Adesso è già al lavoro per preparare il ricorso in Cassazione: &quot;Le nostre ragioni non potranno che essere accolte&quot;

Milano - "A mente fredda dico con chiarezza che c’è un tentativo, fin troppo evidente, di cancellare le nostre aziende dalla storia economica di questo Paese. E con altrettanta chiarezza dico che non ci riusciranno". Con queste parole, in un’intervista che il settimanale Panorama pubblicherà nel numero in edicola da domani, Marina Berlusconi commenta la sentenza della Corte d’Appello di Milano che il 9 luglio ha attribuito un risarcimento di 560 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti.

Marina va al contrattacco "Non è degno di uno stato di diritto che per colpire mio padre si colpiscano le aziende", prosegue la figlia del presidente del Consiglio. "Stiamo preparando il ricorso in Cassazione perchè, sapendo di essere nel giusto, siamo certi che le nostre ragioni non potranno che essere accolte", continua la presidente di Fininvest, la quale sottolinea che il gruppo non chiederà la sospensione del pagamento. "Avremmo dovuto chiederlo a quegli stessi giudici che hanno emesso questa sentenza, una sentenza che grida vendetta. Non sarebbe stato possibile attendersi da loro qualcosa di diverso da un semplice no".

Il capitalista cannibale Dure parole di Marina Berlusconi anche nei confronti di Carlo De Benedetti: "Il suo è un capitalismo cannibale, basta guardare alla sua straordinaria capacità non di creare ma di distruggere, di non produrre benefici per tutti ma vantaggi solo per se stesso". "Lo conferma la sua parabola - prosegue la figlia del premier - costellata di fallimenti industriali - a cominciare da quello, storico, dell’Olivetti - di incursioni manageriali molto discusse come i quattro mesi alla Fiat o i 40 giorni all’Ambrosiano di Roberto Calvi, di scorribande finanziarie con contorno di parenti stretti sanzionati per insider trading. Per non parlare delle tante scommesse politiche perdute in malo modo". "Di sicuro l’ingegner De Benedetti - conclude - è l’ultimo a poter pontificare su etica, correttezza, coerenza. Da sempre giostra i suoi affari tra pubblica demagogia e interessi privati".

Nessuna certezza nel diritto Per Marina Berlusconi sono "molto istruttive" le pagine che motivano la decisione della corte d’appello di Milano che ha condannato Fininvest a risarcire la Cir di De Benedetti. La presidente di Fininvest sostiene di aver letto "con molta attenzione" le 283 pagine scritte dai giudici. "Alla fine non si può che arrivare a un’unica, ragionevole certezza: in Italia non esiste più la certezza del diritto". "Questa è una sentenza assurda, non si vede neppure l’ombra di un pur minimo collegamento con la realtà - attacca - è stato fatto scempio della verità e si sono piegate le regole del diritto a logiche che sono totalmente estranee ai criteri di equità". "Ma - aggiunge - riusciremo a sopportare anche questa enorme ingiustizia. Ci siamo abituati, noi Berlusconi. Non è la prima volta che ci succede, ci hanno già provato in passato anche con altri tentativi di esproprio più o meno mascherato". "Da ogni pagina delle motivazioni emerge chiaramente l’intenzione di condannarci ’a prescinderè", sostiene. E ricorda "la delusione" e "l’amarezza" di suo padre per la spartizione della Mondadori, nel 1991, spartizione, dice, che "ci venne imposta dalla politica: fu una vera e propria estorsione". "De Benedetti invece era letteralmente raggiante dalla spartizione non ricevette alcun danno, ma solo benefici".