Mondadori, Marina Berlusconi vuole giustizia: "Siamo arrivati alla barbarie legalizzata"

In un'intervista al Corsera la primogenita del premier parla del caso Mondadori e spiega come quelle omissioni sulle carte siano state poi determinanti per la condanna di Fininvest. Poi parla anche del padre: "Mio padre sta lottando per il rispetto della sua libertà, ma la sua lotta è in realtà una lotta per la libertà di tutti"

Milano - Marina Berlusconi adesso difende con le unghia e con i denti Fininvest, suo padre e la sua famiglia. Dopo le omissioni sulla sentenza della Cassazione operate dai  tre giudici che nel luglio scorso hanno condannato il "Biscione" a pagare 564 milioni di euro alla Cir di De Benedetti ora la primogenita del capo del governo vuole vederci chiaro e andare fino in fondo alla vicenda. In un'intervista al Corsera Marina Berlusconi non ha dubbi su quello che è successo: "Qui non si parla di interpretazioni, questi sono dati di fatto. Sono scomparse frasi intere di una sentenza della Cassazione". Con il taglio di queste "frasi" sulla pronuncia della Cassazione i giudici che hanno condannato Fininvest avrebbero trovato una base forte su cui emettere il loro giudizio. "Con il taglio e l'omissione di alcune frasi questa pronuncia della Cassazione, che ha un ruolo fondamentale ai fini della condanna, è stata letteralmente stravolta, ed è stato in questo modo creato un precedente giuridico ad hoc", afferma.

Marina Berlusconi però non vuole già accusare i giudici di manipolazione o di falso. "L'esposto si limita a segnalare alle autorità competenti quanto è accaduto. E' un fatto talmente evidente -spiega- e grave che abbiamo non soltanto il dovere, ma il diritto di renderlo noto". Ma sulla dinamica dei fatti giudiziari ha idee chiare: "Partiamo dalla sentenza del 1991 della Corte d'Appello di Roma, quella che dava torto a De Benedetti, dalla quale tutto è cominciato. Dopo che uno, uno solo badi bene, dei tre giudici romani era stato condannato per corruzione, per cancellare gli effetti di quella sentenza d'Appello le norme davano a De Benedetti una sola possibilità: rivolgersi al giudice della revocazione. Non è una formalità, ma un istituto fondamentale, previsto dall'articolo 395 del Codice di procedura civile. La Cir però la revocazione, che le regole avrebbero peraltro imposto di discutere a Roma e non a Milano, non l'ha mai chiesta. I termini sono scaduti nel settembre 2007. Morale: azione improponibile, fine della storia".

La figlia del premier è convinta che quando c'è di mezzo suo padre la magistratura faccia di tutto per condannarlo: "Non avevo dubbi sul fatto che si trattasse di una sentenza politica, ora si scopre su che cosa si basa! Non tiro conclusioni, ma veda lei... Purtroppo la verità è che parlare di persecuzione non è più sufficiente. Ormai contro mio padre siamo alla barbarie quotidiana legalizzata".

E sottolinea anche che sentenze come questa danneggiano imprese che sono una risorsa per il Paese. "Questo è un danno gravissimo -continua- per un gruppo che, non mi stancherò mai di sottolinearlo, è uno dei grandi protagonisti dell'economia del Paese, e che solo per dare una cifra, negli ultimi 10 anni ha versato nelle casse dello Stato la bellezza di oltre 5 miliardi di euro, più di 2 milioni al giorno". Poi Marina Berlusconi parla anche della situazione attuale e respinge ogni attacco fatto in questi giorni a suo padre: "Mio padre non deve assolutamente mollare e non mollerà. Per molte ragioni. Intanto in un momento come questo la stabilità è un bene prezioso, e oggi non mi pare proprio ci siano alternative degne di questo nome all'attuale governo. Ma soprattutto non deve mollare e non mollerà per il rispetto e l'amore che ha verso la democrazia".

E non vuole neanche che si addossino le colpe della crisie conomica, in maniera superficiale e semplicistica, al padre. "Pensare che lo scempio di ogni regola cui stiamo assistendo sia un problema che verrà risolto come per incanto se e quando Silvio Berlusconi deciderà di dedicarsi ad altro, è solo una pericolosa illusione. E chi si illude di cavalcare questo scempio -affrema- dovrebbe sapere che rischia di esserne travolto se verrà il suo turno".

Infine come una figlia che crede fortemente nella figura del padre, lo difende in maniera forte e decisa: "Mio padre sta lottando per il rispetto della sua libertà, ma la sua lotta è in realtà una lotta per la libertà di tutti. Possiamo essere liberi solamente se tutti lo sono. Qui non è solo la figlia che difende il padre, cosa che ho fatto e che continuerò a fare perché è sottoposto a un'aggressione sempre più violenta e vigliacca. Difendendo lui difendo anche me stessa, il rispetto della mia dignità e della mia libertà, e soprattutto difendo il diritto dei miei figli a vivere e a crescere in un Paese davvero democratico e civile".