Mondadori, Repubblica a Marina Berlusconi: l'avete presa con la frode

La figlia del Cav svela l'incoerenza di De Benedetti sulla legge ad aziendam: "Ne ha beneficiato pure il suo gruppo". Ezio Mauro difende l'editore. Ma Marina: "Toni arroganti"

"Ricorderà la polemica avviata e cavalcata da Repubblica sulla presunta "legge ad aziendam" per un contenzioso fiscale che riguardava la Mondadori. Lo sa quante altre aziende l'hanno utilizzata? Centosettantasette. E chi c'è nell'elenco? Proprio il gruppo De Benedetti, con l'editrice di Espresso e Repubblica, che rischiava di dover pagare al fisco fino a 45 milioni". A svelare il doppio gioco di De Benedetti e dei suoi quotidiani è Marina Berlusconi, che in un'intervista al Corriere della Sera, non le manda a dire all'Ingegnere.

E' il solito doppiopesismo che porta a criticare gli avversari e a non guardare se stessi. "Una questione di coerenza", così la definisce la dirigente di Fininvest e Mondadori. "In silenzio hanno usato quella norma che pubblicamente li ha fatti gridare allo scandalo. Non ci stiamo a farci fare la morale da chi sarebbe meglio guardasse innanzitutto in casa propria", dice Marina Berlusconi, che poi aggiunge: "I giornali di De Benedetti da vent'anni hanno un solo obiettivo: distruggere il premier con un linciaggio sistematico. E' dal '94 che la vita del Paese è avvelenata dal rapporto perverso tra certa magistratura e certa informazione".

Marina Berlusconi parla a 360 gradi. Di Geronzi dice che c'è stata sempre reciproca collaborazione e grande lealtà, ribadisce il suo non interesse per l'entrata in politica e poi commenta il presunto scandalo Ruby. "Un'"inchiesta farsa", ma questo non conta. Quel che conta è il processo sui giornali e in televisione". E poi si concede anche una battuta sul presidente della Camera: "Schiacciato dal complesso di inferiorità, soffre della sindrome rancorosa del beneficiato". 

Ma il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, corre subito a difendere il proprio editore: "Mi dispiace dovermi occupare per un minuto di una miseria italiana. Io non ho mai tirato in causa Marina Berlusconi, ma lei tira in causa impropriamente e maldestramente Repubblica. Merita non una risposta, ma un richiamo ai fatti. Il nostro gruppo usufruisce delle leggi della Repubblica italiana, diverso è costruirsi le leggi per poterne usufruire. E' una differenza che capisce chiunque, meno la signora Berlusconi". "Un conto è muoversi nella legalità - ha spiegato Mauro - un conto è intervenire su quella legalità forzandola al punto da costruire strumenti di cui poi si usufruisce, come dimostra la legislazione ad personam, ancor più di quella ad aziendam".

Per il direttore di Repubblica, "la signora Berlusconi ha lo spazio di un’intera pagina e non affronta mai il problema capitale. E cioè che la sedia su cui è seduta la Mondadori è stata ottenuta fraudolentemente con la corruzione dei magistrati, strappando la Mondadori al legittimo proprietario, attraverso la frode e la corruzione dei magistrati. Tutto questo certificato da tre gradi di giudizio e da una sentenza passata in giudicato. Di che cosa stiamo parlando?".

In serata arriva, però, la replica di Marina Berlusconi: "L’assenza di argomentazioni reali porta a una risposta dai toni nervosi e arroganti. Una risposta fuori tema, come chiunque capisce, tranne il signor Ezio Mauro". Per la figlia del premier è comprensibile l’imbarazzo di chi, "avendo usato in silenzio una legge condannata ad alta voce, non riesce a trovare alcun elemento concreto per giustificare questa totale mancanza di coerenza". "Come affrontare la missione impossibile di difendere un conclamato e perenne conflitto di interessi tra demagogia pubblica e portafoglio privato? - si chiede la Berlusconi - Mauro non trova di meglio che dare 'maldestramente' lezioni di legalità e arrivare alla totale manipolazione dei fatti". E conclude: "Un ottimo esempio, questo sì, di assoluta coerenza rispetto alla linea editoriale e ai comportamenti suoi e del suo giornale".