Da «Le Monde» a «Micromega» tutti col Tabucchi anti-Schifani

Oui, tout Le Monde è con Tabucchì, l’intellettuale italiano di nascita, portoghese d’adozione, parigino per scelta. Giovedì mattina il quotidiano francese ha pubblicato un appello in difesa dello scrittore. La libertà di stampa, si legge nel testo, è «messa in pericolo dall’attacco smisurato di cui è oggetto Antonio Tabucchi. Il presidente del Senato italiano, Renato Schifani, pretende da lui in tribunale l’esorbitante somma di 1 milione e 300mila euro per un articolo pubblicato su l’Unità». Nel 2008 Tabucchi, in un articolo, aveva chiesto spiegazioni sulle frequentazioni mafiose di Schifani. Un «pacco» tanto inconsistente quanto acclarato, lanciato da Travaglio a Che tempo che fa e contestato subito addirittura da Giuseppe D’Avanzo di Repubblica, uno che di solito tira fendenti a destra anche e soprattutto sotto la cintola. Certo, non fa mai piacere quando un politico querela un giornalista o uno scrittore. Sarebbe meglio evitare. Però solo il querelante di destra suscita riprovazione. Quello di sinistra non provoca la stessa indignazione.
Comunque, secondo l’estensore del documento, cioè Gallimard, editore francese di Tabucchi, «l’obiettivo evidente è l’intimidazione di una coscienza critica e, attraverso tale intimidazione, far tacere tutti gli altri. Dalle recenti incriminazioni contro la stampa dell’opposizione, fino a questo processo intentato a uno scrittore europeo, non possiamo restare indifferenti e passivi di fronte all’offensiva dell’attuale potere italiano contro la libertà di opinione, di critica e di interrogazione». Segue elenco di firmatari fra i quali, in mezzo ai soliti italiani (Andrea Camilleri, Carlo e Inge Feltrinelli, Vincenzo Consolo, Claudio Magris, Salvatore Settis, Ugo Riccarelli) ce n’è uno meno avvezzo a questo genere di cose, cioè Marco Travaglio. Poi ci sono molti stranieri, come Claude Lanzmann, José Saramago, Orhan Pamuk, Martin Amis e perfino Philip Roth. Sorgono alcune curiosità: ad esempio, che cavolo ne sanno Martin Amis e Philip Roth di Renato Schifani? Boh, mistero. E ancora: come può credere che in Italia esista la censura un tipo come Saramago che ha potuto scrivere (nel suo Quaderno edito da Bollati Boringhieri) frasi contro Berlusconi come questa: «nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?».
L’appello compare nelle pagine on line di Micromega, la rivista giustizialista, un tempo girotondina oggi dipietresca. I commenti lasciati dai lettori sono pochini, uno però fotografa almeno in parte la questione: «Perché dovremmo sostenere Tabucchi? C’è un processo, ci sono dei giudici. Aspettiamo la sentenza. A meno che il grande intellettuale non pretenda un Lodo personale per sottrarsi al giudizio». Insomma: inutile fare pressione ai giudici con un appello, tanto i giudici, come ben sanno i fan di Tabucchi, non sbagliano mai...