Mondello «buca» Fini, Grillo «ricicla» Mameli

(...) che con i primi giorni di scuola dei parlamentari liguri c’entra come i cavoli a merenda. Noi, comunque, ve li racconteremo minuto per minuto, seduta per seduta, per tutta la legislatura.
Castelli a parte, a meritarsi la prima segnalazione sono quelli che, un tempo, erano i gemelli diversi del Tigullio: Gabriella Mondello e Gigi Grillo. Ora, le loro strade si sono divise, visto che Grillo - probabile neopresidente della commissione Trasporti di Palazzo Madama - è uno dei «liguri aggiunti» alla pattuglia parlamentare dei diciassette deputati e degli otto senatori eletti nella nostra regione: Gigi, stavolta, ha il seggio in Puglia, il leghista Giacomo Chiappori in Lombardia, l’azzurra Manuela Repetti e la leghista Rossana Boldi rappresentanto il Basso Piemonte, la Lunigiana ha addirittura tre rappresentanti: Lucio Barani, il neocoordinatore azzurro Denis Verdini e il suo predecessore Sandro Bondi, a cui Gianni Baget Bozzo ha dedicato sul nostro Giornale un bellissimo ritratto che coglie alla perfezione il senso del suo impegno in politica: amore, dolcezza, poesia, femminilità, ammirazione totale e reale e non piaggeria per Berlusconi. Mi autodenuncio da fan della prima ora.
Ma veniamo ai nostri e partiamo dalla Camera, dove Gabriella Mondello ha clamorosamente «bucato» la quarta votazione per l’elezione di Gianfranco Fini, dopo aver presenziato assiduamente alle prime tre. Pare si sia trattato di un lieve malessere, subito rientrato, anche se i dietrologi alla ricerca di una spiegazione più suggestiva hanno collegato l’assenza al ruolo di Cicerone che Gabriella si è assunta per il Secolo XIX alla ricerca di un parlamentare che spiegasse la propria vita. La Mondello, abituata al perfezionismo nelle cose fin dai tempi in cui era campionessa a Rischiatutto, avrebbe preso troppo sul serio la cosa, al punto di mancare alla votazione. Comunque sia, è assolutamente assolta, visto che di solito è una secchiona di Montecitorio.
Grillo, invece, ha bruciato tutti sul tempo nel depositare disegni di legge, uno addirittura di rango costituzionale e addirittura della prima parte della Carta, quella che è una specie di totem intoccabile. Ma Gigi non si scoraggia e, insieme all’altro azzurro Romano Comincioli, punta alla «Modifica dell’articolo 12 della Costituzione», mentre da solo si occupa dell’«Inno della Repubblica italiana».
Diciamolo subito: si tratta del riciclaggio di due leggi proposte da Grillo nella scorsa legislatura, che evidentemente gli stanno enormemente a cuore. E il tema è sempre lo stesso, l’inno di Mameli. L’articolo unico della prima proposta sogna: «All’articolo 12 della Costituzione, dopo il primo comma è aggiunto il seguente: “L’inno della Repubblica è Fratelli d’Italia“». Nella seconda, sempre di un solo articolo, Gigi - maestro di emendamenti e subemendamenti - scrive con il suo stile riconoscibilissimo: «1. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera ii), della legge 12 gennaio 1991, n.13, è emanato un disciplinare che riporta il testo integrale e lo spartito musicale originale dell’inno della Repubblica italiana Fratelli d’Italia e i relativi adattamenti musicali in uso alla data di entrata in vigore della presente legge. 2. Il disciplinare di cui al comma 1 stabilisce, altresì, le modalità di esecuzione dell’inno nelle cerimonie ufficiali».
Poi, Grillo - nella relazione introduttiva - cita canti patriottici, La bandiera dei tre colori, Addio mia bella addio, L’inno a Giuseppe Garibaldi, L’inno di Oberdan, Le campane di San Giusto e La leggenda del Piave. Bello. Poi, da domani, si può tornare a parlare di Terzo Valico, di termovalorizzatori e di italianità delle banche.