Il dopo-Mondello è già carico di incertezze

È ufficiale. Andrea Moncello lascia dopo quindici anni la presidenza della Camera di Commercio di Roma: le dimissioni annunciate per la prima volta in sede di giunta lo scorso 9 dicembre, sono state rassegnate ieri in via ufficiale, come prevede il regolamento in sede di consiglio generale. Inutili le singole richieste dei 31 membri di quest’ultimo affinché Mondello ritornasse sui suoi passi. Lo stesso consiglio non ha trovato un accordo sul nome del successore: dei 31 aventi diritto solo 19 erano in sala quando si è tattato di eleggere il nuovo presidente, ciò che ha fatto mancare il quorum di due terzi. Motivo per cui il testimone, fino all’elezione del nuovo presidente, passa all’attuale vicepresidente Lorenzo Tagliavanti, che assume l’incarico di presidente facente funzioni. Tagliavanti ha già convocato il prossimo consiglio generale per l’approvazione del bilancio, già votato in giunta, il 23 dicembre alle 12.
Ma il vero rischio all’orizzonte, secondo il presidente uscente, è quello del commissariamento dell’ente. «Il problema è molto grave - ha detto Mondello ai consiglieri -. È una questione di giorni (tra i venti e i trenta, dipende dalle interpretazioni del regolamento, ndr), non di mesi» perchè «il presidente è organo e dunque non può non esserci». Quindi bisogna fare presto. E anche bene. Mondello si auspica che la scelta ricada su «una persona che sappia fare, ma sappia anche raccogliere un’intesa ampia».
Poi Mondello è tornato sulla sua decisione. «Dimentichiamo il passato - ha detto - ma io non vorrei passare né per stanco ne per pazzo. Sono in ottima forma. Me ne vado per motivi di grande serietà ed etica, non entriamo nel merito». L’ex presidente della Camera di Commercio di Roma ha parlato «di veti che mi sono stati posti» e di «bizzarrie registrate in passato». Ultima quella avvenuta ieri mattina alle 8,45 quando, fa ricordato Mondello, «un’organizzazione associativa ha posto un veto» sulla possibilità che egli rimanesse in carica per altri mesi. «Le dimissioni sono dimissioni, non c’è un problema di revocabilità», aveva detto poco prima rispondendo alla proposta avanzata dal consigliere Giuseppe Biscari che prendendo la parola aveva chiesto all’aula «di nominare nuovamente con grande forza e all’unanimità Andrea Mondello come presidente» non esistendo tecnicamente la possibilità di respingere le sue dimissioni. «Se sono arrivato a questa decisione è perché c’è un motivo, - ha continuato - anzi, forse più di uno. Qualsiasi cosa dovesse decidere l’organo non mi farà cambiare opinione. È un problema di rapporto con la propria coscienza».
Poco prima infatti Mondello aveva annunciato al Consiglio di avere mandato in mattinata una lettera al Consiglio generale con cui rassegnava le sue dimissioni. «È una decisione che ho maturato nel periodo estivo di quest’anno, cercando poi di rinviare di qualche mese per tentare di trovare una scelta del mio successore condivisa. Condizione che ho auspicato ma che invece non è maturata». Poi, prima dell’applauso finale dei consiglieri coronato con una standing ovation, Mondello ha invitato l’aula a «cercare di trovare con forza i temi ed i valori che ci uniscono e non dividono. Dimentichiamo il passato e cerchiamo di concentrarci su una volontà congiunta, - ha detto - convergendo su un presidente dalle alte qualità». Infine una precisazione: «Non ho mai posto il veto al nome di Cesare Pambianchi alla presidenza di Investimenti SpA, sarebbe stata una prova di scarso rigore istituzionale». Quel che è certo è che la lunga gestione Mondello passerà alla storia come un’epoca di grande slancio dell’ente camerale. Basti pensare che delle 9067 delibere approvate dalla giunta negli ultimi quindici anni solo 8 non sono state approvate all’unanimità. Ma l’era della concordia a piazza di Pietra sembra solo un ricordo.