Al mondiale di club Liverpool, San Paolo E c’è persino Kallon

Un torneo con tutti i campioni da domenica in Giappone. Col Sydney allenato da Littbarski

Andrea Fanì

In principio - non troppo indietro, erano gli anni '60 - si chiamava coppa Europa-Sudamerica. Il perché è facile comprenderlo. Era la sfida tra le due maggiori scuole calcistiche del pianeta: la vincitrice della coppa Campioni (oggi Champions League) contro la vincitrice della Copa Libertadores.
Nella storia possiamo individuare tre «generazioni» del torneo. La prima è quella che va dal 1960 (prima edizione della coppa Intercontinentale, come si diceva comunemente) al 1979. Si giocavano due gare, una d'andata e una di ritorno, e ogni anno si invertiva la sede della sfida inaugurale: il Real Madrid di Gento, Di Stefano e Puskas vinse quella prima edizione pareggiando a Montevideo (Uruguay) e battendo (5-1) il Nacional a Madrid; ma l'anno successivo il Benfica vinse la prima a Lisbona salvo poi perdere in Uruguay contro il Peñarol.
Erano sfide epiche (anche perché la tv non c'era, andava tutto immaginato e letto sui giornali), che spesso restavano sulla pelle: vedere un Estudiantes-Milan 2-1 del 1969; ai rossoneri la coppa, dopo il 3-0 dell'andata, ma anche le botte degli argentini. Non esistevano calci di rigore: dopo i supplementari c'era un'unica soluzione. Rigiocare. A tre, massimo quattro giorni di distanza. Altri tempi, in ogni caso.
La seconda generazione della coppa nasce nel 1980. Sede unica: Tokio, Giappone. E data diversa: dicembre invece di settembre-ottobre (anche se la prima edizione nella nuova veste viene giocata nel febbraio '81). Il cambiamento, deciso dalla Fifa, è spinto dagli sponsor nipponici che vogliono lo sviluppo del calcio nel Paese. La coppa Intercontinentale diventa Toyota Cup e non è difficile capirne la ragione: la prima è tra Nottingham Forest e Nacional Montevideo. Davanti a 62mila spettatori decide un gol di Victorino, dopo 10 minuti. E la coppa vola in Sudamerica. La formula sembra azzeccata, la gara unica garantisce suspense e finali rocamboleschi (rigori compresi, come quelli che regalano il trofeo alla Juve di Platini e Trapattoni nel 1985, contro l'Argentinos Juniors). È la coppa delle sveglie all'alba, delle terrificanti trombette giapponesi, del Milan: due trionfi consecutivi con Sacchi in panchina, nell'89 sul Nacional Medellin e '90 contro l'Olimpia Asuncion, ma anche tre sconfitte, contro San Paolo, Velez e Boca Juniors. È la coppa della Juve di Lippi, che vince nel '96 con una prodezza di Del Piero.
È la coppa che va in pensione. Perché da quest'anno si cambia. Non più Europa-Sudamerica. La Fifa ha voluto un'altra versione (la terza, appunto). Sei squadre, una per continente; non più gara unica ma sfide a eliminazione, fino alla finale. La sede resta il Giappone (per ora), le città diventano tre: Tokio, Toyota (ex Koromo, potenza delle industrie d'auto) e Yokohama, sede della finale Mondiale 2002. La globalizzazione del calcio avanza, indietro non restano neanche le briciole. Al torneo partecipano, oltre a San Paolo (il club di Cicinho e Lugano) e Liverpool (Gerrard e compagni), anche Al Ittihad (saudita, campione d'Asia, c'è Kallon, ex Inter), Al Ahly (egiziana, campione d'Africa e squadra africana del secolo), Sydney (Oceania, nata nel 2004 e subito vincente, con Pierre Littbarski in panchina) e Deportivo Saprissa (costaricani, Centro-Nord America, primi non messicani a vincere il titolo continentale). Si parte domenica con asiatici e africani che si giocano un posto in semifinale contro il San Paolo (il 14). Il giorno dopo una tra Sydney e Saprissa conquisterà il pass per sfidare il Liverpool (il 15). Le vincenti delle semifinali (brasiliani e inglesi, a meno di catastrofi sportive) si giocheranno il titolo mondiale per club, il 18 dicembre a Yokohama.
Torneo lungo, con scarsi contenuti tecnici nella prima fase. È un modo per diluire l'attesa, ma la sfida resta quella di sempre: da una parte l'Europa, dall'altra il Sudamerica. Sono ancora le migliori scuole calcistiche. Come quarant'anni fa, quando tutto ebbe inizio.