Al mondiale come alla guerra Olandesi con l’elmetto nazista

E gli inglesi mettono Churchill a guidare Rooney e Ferdinand

Tony Damascelli

La guerra alla Germania è ricominciata. Roba di football, a cinque mesi dalla coppa del mondo, addì 9 giugno, Monaco. Ultime notizie dal fronte olandese: i tifosi dell’arancia ex meccanica hanno deciso di indossare un simpatico, si fa per dire, cappello per assistere alle partite della loro nazionale: trattasi della riproduzione, in plastica, dell’elmetto tipico dell’esercito del Terzo Reich ma rivisto e corretto nel colore, ovviamente arancione come impone l’Olanda succitata. A invasione si risponde con evasione, già i tifosi olandesi si fanno riconoscere per la banda musicale che si portano appresso, trombe, tromboni, grancassa e per le bellissime olandesine, addobbate come lo spot del carosello che fu e di qualche mulino a vento che resiste. Ora anche l’elmetto paranazista con la scritta «Hup Holland Hup», Vai Olanda, vai.
Andiamo avanti. E gli inglesi? Figuratevi se potevano arrivare secondi! Giammai, anzi si sono mossi in anticipo, Michael Brown, artista pittore di Manchester è giovane, di anni trentaquattro, e tifosissimo di soccer. Ha preso il pennello, qualche colore e la tavolozza e ha messo assieme un quadro che ha già provocato allergie, rossori e colpi di tosse nell’Inghilterra austera, posso immaginare nella Germania dura e pura. Dunque mister Brown ha raffigurato Wayne Rooney e Rio Ferdinand, un attaccante e un difensore, di quelli giusti, gente importante della nazionale di Sven Goran Eriksson e di sua Maestà la Regina, ma in mezzo a loro chi ci ha messo, quel furbastro di Brown? Winston Churchill uno che non aveva alcuna simpatia con la Germania, uno che, è cronaca di questi tempi, aveva già deciso di passare per le armi Adolf Hitler nel caso in cui fosse finito nelle mani dell’esercito britannico o delle truppe di liberazione. Lo stesso sir Winston così scorticò le nostre abitudini: «Gli italiani perdono le partite di calcio come fossero guerre e perdono le guerre come fossero partite di calcio». Per ribadire lo spirito dell’opera Brown ha dato ai personaggi del quadro un’espressione minacciosa. Churchill è il messaggio acido degli inglesi, come l’elmetto nazista lo è degli olandesi. Si prevedono iniziative curiose e fantasiose dei francesi e degli italiani, dei polacchi e dei cechi e degli ucraini, lasciando per ultimi gli americani statunitensi che vantano altri «sospesi» mentre gli svizzeri furono, erano e restano neutrali, con l’alibi illustre di Sepp Blatter, presidente della Fifa ma soprattutto colonnello in pensione dell’esercito rossocrociato.
Tutto previsto e prevedibile, allora, se si tratterà di scherzo, di burla, di provocazione goliardica, con canti e birrata finale in qualche stube. Ma resta un interrogativo inquietante: di fronte a tutto questo magazzino vintage come reagiranno i tedeschi? Se si organizzano saranno dolori, uber alles.