Il mondiale di Ibra: «Voglio solo giocare»

Lo svedese ha bisogno di una gara per dimenticare i guai con la Juve: «Preferisco non fare commenti, aspetto la fine delle indagini»

Jacopo Casoni

Finalmente il campo, la partita, il mondiale. Zlatan Ibrahimovic non vedeva l’ora. Lasciare laggiù, centinaia di chilometri più a sud, i dubbi e lo scoramento che rannuvolano il cielo sopra la Mole Antonelliana e giocare, correre e, magari, segnare. L’attaccante bianconero è la stella della nazionale svedese che si appresta ad iniziare la propria avventura in terra tedesca affrontando gli esordienti di Trinidad&Tobago. Zlatan è alla sua prima apparizione mondiale da protagonista (nel 2002 in Giappone e Corea non giocò con continuità, ndr), ma non rifiuta, forte di un carattere «fumino» ma robusto, il ruolo di guida e vedette degli svedesi.
«La squadra si sente bene fisicamente e psicologicamente – dice durante l’ultima conferenza stampa pre-partita –, e stiamo solo aspettando il momento di scendere in campo e giocare. La cosa più importante è lavorare tutti insieme, come un vero gruppo». Parole da leader, per l’appunto. E, com’è giusto per un uomo faro, Ibra lascia da parte i suoi, personalissimi, grattacapi. Giovedì, rispondendo alle domande dei giornalisti su calciopoli, si era trincerato dietro un «preferisco non fare commenti, aspetto l’esito delle indagini». Nessuna dichiarazione d’amore eterno per la Vecchia Signora, ma neanche propositi di fuga prematura gettati in pasto ai taccuini voraci.
Pronto a fare le valige in caso di retrocessione, certo, ma questo non è proprio il momento di concentrarsi sul futuro. C’è un presente da vivere tutto d’un fiato, che si chiama mondiale. Ibra non sbanda e tira dritto verso l’esordio, con un pensiero al portiere Isaksson e alla sua assenza, a causa della commozione cerebrale rimediata durante l’allenamento di mercoledì. «È sempre triste avere un compagno infortunato – spiega il bianconero – e spero possa essere in grado di giocare contro il Paraguay. Comunque abbiamo due ottime riserve».
Dello stesso avviso il ct Lagerback, che confessa di aver già scelto il sostituto del portiere titolare, ma non svela chi tra Shaaban e Alvbage dovrà opporsi alle conclusioni di Yorke e dell’attacco caraibico. Poi, l’allenatore parla di Trinidad&Tobago e mette in guardia i suoi. «Non dobbiamo pensare a questo impegno come se fosse un’amichevole. Anche se sulla carta loro sono più deboli, l’esordio mondiale è sempre molto complicato e pieno di insidie».
Tutto pronto, dunque, per iniziare. Ibrahimovic, dopo il flop di quattro anni fa, spera che possa essere il «suo» mondiale e la definitiva consacrazione a prim’attore sul palcoscenico internazionale. Il verdetto sarà, come al solito o quasi, Moggiopoli a parte, quello del campo. Una cosa è certa: la testa di Ibra è sul pezzo, la Juve e il futuro nebuloso possono e devono attendere.