MONDIALI, SIAMO NELLE MANI DEI REGISTI

Ora che iniziano i mondiali di calcio bisognerebbe rivolgere un appello ai registi che si apprestano a posizionare le telecamere, a indirizzare le inquadrature, a predisporre il «punto di vista» che darà corpo alle immagini delle partite. Nell'appello, che sono certo possa essere condiviso da buona parte dei telespettatori, scriverei pressappoco così: cari registi delle telecronache di Germania 2006, siate gentili almeno in questa occasione, fateci vedere le partite e non i vostri virtuosismi tecnici, le azioni di gioco in diretta e non il replay della stessa azione riproposta dieci volte che ci fa perdere l'azione successiva. Siate comprensivi, abbiate pazienza almeno ora che il mondo vi guarda, e cercate di non far capire subito che vi sentite sprecati a dover filmare un incontro di 22 uomini che corrono dietro a una palla anziché essere sul set con Almodóvar come senz'altro vi meritereste, o a Cinecittà a trastullarvi con gli effetti speciali e i giochi di luce e le dissolvenze per le quali si capisce benissimo che siete molto portati. Che volete farci, il gioco del calcio è una cosa semplice, da trattare conseguentemente: un banale lavoro di routine grazie al quale, a noi di bocca buona, basterebbe vedere le azioni che si sviluppano dall'inizio alla fine con criteri di ripresa razionali, senza perdersi in particolari più o meno ossessivi che rischiano di farci sfuggire lo sguardo d'assieme. Noi rispettiamo democraticamente le opinioni altrui e quindi anche la vostra convinzione che indugiare a lungo su un replay sia più importante che seguire l'azione successiva in diretta, e che inquadrare gli uomini seduti in panchina sia più originale che seguire quelli che corrono in mezzo al campo, e che puntare la telecamera sul difensore che si tira su i calzettoni o si allaccia le scarpe abbia una valenza superiore alla scontata illustrazione di ciò che sta accadendo più avanti, nel cuore dell'azione di cui intuiamo l'importanza dalle urla crescenti del pubblico. Però abbiate pazienza, anche noi spettatori abbiamo le nostre fisse, e siamo convinti che soffermarsi a riprendere gli sputi sull'erba dei giocatori non sia, ad esempio, uno spettacolo degno di troppe attenzioni. E che l'equazione «più telecamere più spettacolo» non sia necessariamente vera, specie se alcune di esse vengono fatte correre vorticosamente lungo la linea laterale a inquadrare le gambe dei giocatori perdendosi il più delle volte la posizione della palla. Tutto questo sia detto, naturalmente, senza nulla togliere alla vostra legittima aspirazione a dimostrare che siete nati per ben altro che filmare una banalissima partita di calcio. Ma almeno per un mesetto, vi prego, dimenticate Cinecittà.