Il mondo che puntava in alto l’Ottocento delle funicolari

Da Brunate al Vesuvio, da Bergamo a Regoledo: un libro di Francesco Ogliari e Giovanni Cornolò ripercorre la storia di questi mezzi su rotaia

Igor Principe

Nella storia dei trasporti occupano, loro malgrado, una posizione di nicchia. L'opinione comune tende infatti a ritenerle un mezzo esotico, privilegiato durante le gite per godere di panorami cui non si è abituati. Un libro dal titolo che incuriosisce - «Si viaggia... anche all'insù» - racconta invece come le funicolari siano, nel trasporto su rotaia, mezzi innovativi e tutt'altro che turistici.
Pubblicato da Arcipelago Edizioni (pagg. 418, 70 euro) il volume è il primo di una serie dedicata alle funicolari d'Italia e tratta di quelle entrate in funzione tra il 1880 e il 1900. Lo hanno scritto due tra i massimi esperti di trasporti al mondo: Francesco Ogliari, docente in materia allo Iulm, e Giovanni Cornolò, autore di saggi per riviste di settore italiane ed europee. Il bagaglio di sapere tecnico degli autori domina le parti dedicate alle tecniche di costruzione degli impianti, ma si intreccia con gli squarci storici in modo equilibrato, evitando l'eccessivo specialismo.
Le funicolari di cui si parla sono ventidue, delle quali solo dieci funzionano regolarmente. Non è il caso di quella del Vesuvio, la più famosa tra tutte grazie al fatto di essere stata celebrata da una canzone poi diventata pietra miliare del repertorio popolare italiano: «Funiculì funiculà», scritta da Peppino Turco e Lucio Denza ed edita dai milanesissimi Ricordi. Inaugurato nel 1880, il mezzo conduceva fino ai bordi del cratere, sfidando quell'eruzione che poi la distrusse nel marzo del 1944.
Non funziona più nemmeno quella di Regoledo, a pochi chilometri da Varenna, sulla sponda occidentale del lago di Como. Fu progettata con una chiara valenza turistica: si trattava infatti di collegare la strada e la ferrovia che uniscono Lecco alla Valtellina con un albergo e una stazione termale. La levatura dei clienti - Massimo D'Azeglio, Arturo Toscanini, il maresciallo Radetzky, per citarne solo alcuni - legittimava l'impresa, che si compie nel 1892. Con la Grande Guerra, l'albergo e le terme si trasformano in una sezione staccata dell'ospedale militare di Milano, e la funicolare si trasforma in ambulanza su rotaia per il trasporto dei feriti. E' l'inizio di un lento declino, che tra soppressioni e riaperture si conclude nel giugno del 1960.
Funzionano invece a pieno regime le funicolari di Como e di Bergamo. La prima collega il capoluogo lariano con Brunate, immersa nel fresco verde del colle da cui si domina il lago. Come quella del Vesuvio, fu celebrata da una composizione, la mazurka Pro Brunate, scritta nel 1895 - l'anno dopo inaugurazione del mezzo - dal maestro Guglielmo Andolfi. Quella di Bergamo, mezzo ordinario di collegamento tra le città alta e bassa, risale al 1887. Ogliari e Cornolò, tuttavia, non privano il lettore della storia dei progetti precedenti quello che poi andò in porto. Uno di essi, a firma di Angelo Ponzetti, fu disastrosamente innovativo. Si trattava infatti di agganciare due vetture a alla locomotiva stradale Thompson: una specie di tram a vapore con ruote metalliche dotate di forti risalti metallici, che nelle intenzioni del progettista avrebbero dovuto aggrapparsi all'asfalto superando le pendenze più accentuate. Tra il 1872 e il 1873 si fanno le corse di prova: non c'è n'è una che non si concluda con un fallimento.

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