Il mondo di Grosso: «Ero il Kakà dei poveri»

«Ho vinto un mondiale da terzino, e pensare che facevo il trequartista... Noi campioni d’Italia: loro devono preoccuparsi. Derby? L’ho giocato a Palermo»

Claudio De Carli

nostro inviato a Appiano Gentile

«Stress da Mondiale? Sono passati quattro mesi, non capisco cosa significa. Si gioca troppo? Non fate queste domande a me...». Non è reticente, è solo Fabio Grosso, equilibrio allo stato puro, antidivo naturale, per l’americana Fox un atleta perfetto. Con tre notizie: la squalifica in Champions è ridotta a una giornata in quanto il suo gesto su Sagnol non è stato ritenuto violento, non è detto che sia titolare fin dal primo minuto nel derby e, terzo, comunque vada sarà un esordiente assoluto. «Palermo-Catania è un derby, non lo paragono a questo, ma quello l’ho giocato».
Lei cosa si immagina?
«Affronto dei giocatori che ho imparato a stimare in Nazionale. Un mese forse non è sufficiente per capire bene una persona, ma Gattuso, Pirlo, Nesta, Gilardino e Inzaghi sono calciatori che ricevono tutta la mia stima».
Cosa pensa?
«Che anche il Milan ha paura dell’Inter. In questi anni hanno dimostrato la loro forza, ma noi siamo campioni d’Italia e siamo primi in classifica e anche noi vogliamo dimostrare che meritiamo qualcosa».
La fascia sinistra dell’Inter è diventata leggenda con Facchetti e un problema dopo Roberto Carlos: lei dove si colloca?
«Sono discorsi per vendere i giornali, la fortuna di un giocatore dipende dalla squadra. Ricopro questo ruolo per intuizione di Cosmi quando ero al Perugia. Prima giocavo in mezzo, facevo il trequartista, ero il Kakà dei poveri e mi divertivo».
Però meglio adesso...
«Ho rilasciato più interviste in questi quattro mesi che in tutta la mia carriera. Però mi sembra giusto, sono diventato campione del mondo. E qualcuna l’ho anche rifiutata, per fortuna».
Era indiscreta?
«Non ho paura delle domande indiscrete perché non ho niente da nascondere o di cui aver paura».
C’è sempre qualche argomento che non si vuole affrontare...
«Forse sì, per esempio non risponderei a domande che pretendono il mio giudizio su altri».
Era così che si faceva in famiglia?
«Credo che io sia sempre stato uno così, preferisco non parlare degli altri».
Fra un mese compirà ventinove anni, è arrivato tardi?
«Trent’anni non li ho ancora, ma credo sia l’età migliore, la piena maturità per un calciatore. Le difese di Inter e Milan sono lì a dimostrarlo e io sento che ho ancora molte qualità non del tutto scoperte».
Nel calcio come ci sta uno come lei?
«Bene, gli amici sono quelli che avevo a Pescara, sono rimasti quelli di ventitré anni fa, ci sentiamo, ci vediamo. Nel calcio avere un vero amico è più difficile, sono molto legato a Massimo Margiotta, ma avverto la stima di tutti, avversari e compagni».
Dicono che al mondiale non abbia giocato una partita perfetta, ma abbia disputato un mese perfetto. Questa sera gli basterebbero novanta minuti.