Il mondo Inter in lacrime: se n’è andato un gigante

Ricordi e nostalgie da Tronchetti a Ligabue. Burgnich: «Vivevo da pensionato, mi aiutò»

Attorno alle quattro del pomeriggio, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera hanno lasciato l’Istituto dei tumori di Milano dopo aver dato l’ultimo saluto a Giacinto Facchetti. Con loro il figlio del patron Angelo Mario, il nipote Angelo e l’ex direttore della Gazzetta dello Sport Candido Cannavò. Un piccolo gruppo, silenzioso, con la mente in subbuglio, unico drappello dei mille cuori nerazzurri in tumulto a cui è stato consentita la visita. Il popolo nerazzurro sapeva e taceva da tempo, qualche ex compagno di squadra aveva tentato di andare a visitare Giacinto in ospedale ma nell’ultima settimana persino le telefonate erano state bloccate. Ora a loro tutti non resta che raccontare cosa avrebbero detto a Giacinto se avessero potuto parlargli per l’ultima volta. Come per Ivano Bordon che lo ricorda come un fratello maggiore: «Lo avevo sentito al telefono 15 giorni fa, gli dissi che appena tornato dalla nazionale sarei andato a trovarlo. Quando arrivai ragazzo all’Inter mi misero in stanza con lui, prima si faceva così». Tarcisio Burgnich era l’altra metà: «Sapeva che vivevo da pensionato, mi chiese di fare l’osservatore per l’Inter, la sua umanità ormai non mi sorprendeva più». Roberto Boninsegna ricorda il Facchetti calciatore: «Mamma mia quanti gol feci per merito suo, compreso il più bello contro il Foggia a San Siro. Sapevo che non stava bene, siamo stati assieme qualche volta poi quando ultimamente non me lo hanno fatto vedere ho capito che ormai era tardi, che Giacinto stava per lasciarci e non c’era più niente da fare». Evaristo Beccalossi dice: «Conoscerlo mi ha reso felice. Mi ritengo fortunato ad aver conosciuto un uomo che ha fatto la storia del calcio». E Luciano Ligabue, il cantante di una vita da mediano: «Se ne è andato un gigante, davvero il più grande esempio per chiunque faccia parte di quello che chiamano il gioco più bello del mondo». Gli altri, tanti, numerosi, in fila non per passare con una riga nella pagina dei ricordi, ma perchè Giacinto non si può lasciare. Sono cose a cui non si crede, Milano un mattino si sveglierà e scoprirà che Giacinto non c’è più.