«Il mondo della moda è pieno di droga Non farò sfilare la Moss»

Paola Bulbarelli

da Milano

Chissà se esiste l’indossatrice ideale. Chissà cosa significa fare le modelle ed essere ideali. «Per me c’è, c’è la modella ideale - dice John Richmond, famoso stilista inglese balzato agli onori del successo (un successo strepitoso in brevissimo tempo) grazie al suo «rich» stampato sul didietro dei suoi ricercatissimi jeans - la voglio anonima. Non interessa il colore dei capelli o della pelle. Deve dimostrare di essere unica e soprattutto dare un senso di sano e pulito».
Sano e pulito. Vuole scherzare? Forse non ha letto i giornali che riportavano le notizie riguardanti Kate Moss.
«Li ho letti invece. Ed è vero che la mia affermazione, sembra in netto contrasto con quel che sta accadendo. Ma parto da un presupposto fondamentale e cioè che in ogni settore, in ogni campo si usano droghe e in particolare cocaina. Lo fa il professionista, la modella, lo stilista ma anche il ragioniere. La cocaina non è un problema del mondo del fashion. È un problema della middle class non della classe povera. Il binomio perfetto è champagne e cocaina e quindi una certa forza economica. Ora dopo le dichiarazioni di una delle indossatrici più famose del mondo sarà difficile trovare ancora qualcuno che lo confessi».
Lei non pensa che la moda sia uno dei campi dove la cocaina gira di più?
«So che molte persone ne fanno uso. C’è molta droga, come c’è in altri settori. Ma è una scelta loro, non sta a me sindacare».
Farebbe sfilare Kate Moss al suo défilé?
«No, ora no. Magari in futuro. Penso che ognuno possa fare ciò che vuole in privato ma non in pubblico. E per quanto si possa essere importanti non si è mai sopra la legge. E poi se ci fosse Kate Moss sopra la mia passerella non saprei dare risposte a mia figlia».
Come mai parla di sua figlia?
«Perché le permisi due anni fa di partecipare alla foto pubblicitaria di Burberry in cui compariva con Kate Moss. Mia figlia ha dodici anni e non mi sarebbe semplice spiegare. Ora è in America e non ha visto ciò che è accaduto. Le dovrei dire che Kate ha sbagliato e che a causa della droga tutti i suoi contratti di lavoro sono stati annullati».
Dicono che quel che è accaduto alla Moss sia anche stata una sorta di vendetta.
«Penso che ci sia una verità di fondo. La modella aveva vinto una causa contro il Daily Mirror che per primo aveva parlato del suo rapporto con la droga. Grazie ad amici, come a dire che dagli amici bisogna sempre guardarsi, il giornale è riuscito poi a dimostrare che era vero ciò che era stato scritto in precedenza».
La personalità era la prerogativa delle top eppure lei non le ha mai volute.
«È vero, tutte le top sono diventate tali per il carattere e la forte identità. Ma nello stesso tempo sono passate di moda. E quando erano in auge, a mio avviso, si parlava troppo della loro vita. Penso a Linda Evangelista, Cindy Crawford più star che indossatrici. I vestiti addosso a loro non interessavano più a nessuno».
Lei da sempre ama, ed è legato, al mondo del rock diventato anche uno delle fonti d’ispirazioni della sua moda. Un mondo, dove la droga è un fatto pressochè normale. Lei si è mai drogato?
«No mai, nemmeno spinelli. Bevo al massimo un bicchiere di vino o di birra. Non sopporterei di alzarmi dal letto intontito, incapace di lavorare. Meglio che nel letto ci sia una bella ragazza, la migliore cocaina che ci sia».