«Il mondo politico deve sostenere la crescita dell’Enel»

Lo ha detto l’ad Conti nel giorno dell’assemblea Suez. Il gruppo italiano avrà una quota del 12,5% nelle nuove centrali nucleari francesi di Edf

da Milano

L’ingresso di Enel nel nucleare francese è praticamente fatto: manca solo il via libera dell’Antitrust europeo e poi l’accordo con Edf sarà ufficializzato. E intanto l’ad Fulvio Conti lancia un messaggio: «Per crescere all'estero, per espanderci in Europa, dobbiamo essere supportati a livello politico perché i nostri concorrenti lo sono, tutta la Francia è schierata. Io - ha aggiunto Conti - mi guardo intorno e se va bene prendo due schiaffi dall'Antitrust e se va male ne prendo tre; mi rivolgo alla politica e sento parlare di carbone e se Civitavecchia si deve fare sì o no. Per favore facciamo le cose». «Per Enel ed Eni la strada è obbligata. La dimensione nazionale è troppo piccola - gli ha risposto il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta - bisogna trovare il sostegno del sistema paese, perché possano andare all'estero e fare operazioni importanti». Letta si è detto d’accordo anche sulla necessità della costruzione di centrali a carbone pulito.
L’intervento di Conti è arrivato nel giorno dell’assemblea di Suez, in cui l’amministratore delegato Gerard Mestrallet ha affermato che la fusione con Gaz de France dovrà avvenire a un controvalore che risulti equo per entrambe le società. Il management di Suez è stato infatti ripetutamente criticato per un accordo che secondo diversi analisti non riflette il reale valore del gruppo transalpino, mentre risulta favorevole per gli azionisti Gdf, ossia per l'80% allo Stato francese. L’assemblea ha approvato la «poison pill» che dovrebbe rendere più difficile la scalata dell’Enel, ma intanto l’Ue sta valutando le misure da prendere dopo l’intervento del governo di Parigi in difesa di Suez.
Sul fronte Edf, l’intesa per la costruzione in Francia della prima nuova centrale di nuova generazione Epr prevede che Enel acquisisca il 12,5% della produzione elettrica con un investimento della stessa percentuale nella costruzione della nuova centrale che prevede un costo di 3,3 miliardi. L’Enel parteciperà ad altre tre centrali Epr, il cui costo dovrebbe però scendere in maniera drastica, intorno ai due miliardi per ogni impianto. In questo modo Enel torna in maniera decisa nel nucleare: da un lato la Francia, dall’altro la Slovacchia dove settimana scorsa ha firmato l’accordo definitivo per l’acquisto di Slovenske Elektrarne, che dispone di impianti nucleari già in funzione di altri in costruzione. Il ritorno al nucleare per Enel non è solo importante sul lato della riduzione dei costi di produzione e della diversificazione delle fonti energetica, ma anche su quello dell’acquisizione di tecnologie da cui l’Italia era uscita con il referendum dopo Chernobil.
L’accordo con Edf prevede che Enel possa arrivare a disporre in Francia di centrali per una potenza complessiva di circa 3mila megawatt, di cui 1.200 dal nucleare, più quelli che deriveranno dalla prevista costruzione di due centrali a ciclo combinato a gas e dal possibile acquisto di una quota di Snet. Edf sta già fornendo all’Enel da inizio anno una parte dell’energia che dovrà essere ricavata dal nucleare, come «anticipo» sulla produzione che verrà fatta con le nuove centrali ancora da costruire.