Il mondo raccontato con carta e penna

Francesca Amé

«Ogni lettera tracciata è un pezzettino di sé libero di andarsene in giro per il mondo in totale autonomia, esposto a rischi e fortune incontrollabili». Daniel Pennac.
Carta, penna, busta e francobollo. Alzi la mano chi si ricorda l'ultima volta che ha spedito per posta una lettera vergata a mano. Ecco, ora pensate a quante e-mail o a quanti sms inviate ogni giorno con il cellulare e con il pc. È presto detto: la sana abitudine alla scrittura - la fatica fisica del redigere, cancellare, rileggere - va perdendosi. O quasi.
Un gruppo di persone, raccolte intorno all'associazione culturale 365 Gradi di Cernusco sul Naviglio, un comune alle porte di Milano, non la pensa proprio così e ha messo in piedi per il secondo anno consecutivo un festival molto speciale: il «Festival delle Lettere». Qui cominciano le sorprese: gli italiani hanno risposto con entusiasmo all'appello. Dalle grandi città del Nord, ai piccoli centri della provincia, qualcuno anche dall'estero: di lettere nella sede dell'associazione ne sono arrivate 1.700. A prendere carta e penna sono state perlopiù le donne (il 71% dei partecipanti) e per alcuni il «vizio» della scrittura è stato contagioso: in una famiglia del Nord Italia hanno partecipato in 6 al concorso bandito dall'associazione la scorsa primavera e intitolato «Lettera al mio dio», con la d di Dio volutamente minuscola perché l'intento non era solo quello di far riflettere sulla religiosità, ma sugli «idoli» della vita di ogni giorno.
C'è chi ha colto l'occasione per scrivere al proprio Principe Azzurro, chi a un medico che gli ha salvato la vita, qualcuno persino al colonnello Giuliacci che «ha sempre la risposta giusta», chi al proprio chirurgo estetico. La pagina bianca ha scatenato ricordi di scuola e divagazioni letterarie: qualcuno (chissà, l'identificazione) ha scritto a Penelope, la sposa di Ulisse in perenne attesa del suo amato, chi ad Emma Bovary, l'eroina di Flaubert malata di noia, altri a Emilio Salgari. Su tutte stravincono le lettere indirizzate alla propria madre, segno che l'italica specie è ancora in balia del complesso di Edipo.
Il popolo degli scrittori non ha età: il partecipante più maturo ha superato la novantina, quello più giovane ha solo 6 anni («papà e mamm siète stupendi epurete Emanuel séi carino», ha scritto con una grafia incerta). Centocinquanta i bambini che hanno preso una matita o una penna e si sono cimentati con la scrittura: c'è dietro lo zampino di alcuni insegnanti e dei genitori, che hanno stimolato i più giovani a partecipare all'insolito concorso preoccupati che tra videogame, computer e I-pod le nuove generazioni trovino il «cliccare» più familiare dello scrivere. Gli orrori della scrittura sincopata non si sono palesati: niente xché, ke, 6 al posto di «perché», «che» e «sei», anzi l'Agif, l'associazione italo-francese di grafologia, ha partecipato al progetto premiando la missiva con la grafia più elegante.
Se siete curiosi di ascoltare qualcuna di queste lettere, recatevi questo pomeriggio al teatro Dal Verme di Milano: qui Omar Fantini di «Colorado Café» premierà quelle selezionate dalla giuria presieduta da Rosellina Archinto, incaricata dall'associazione di stabilire la graduatoria finale (dalle ore 17.30, ingresso: 15 euro, per le informazioni sulla serata: www.festivaldellelettere.it). Ci sarà spazio per le missive dei bambini, per quelle di chi ha partecipato al concorso, per le lettere spedite «a tema libero» e anche per tutti quei fogli che sono spuntati dai cassetti di casa dopo una paziente ricerca. Sono state scovate una missiva di Garibaldi di 144 anni fa, una lettera intagliata sul legno dedicata da un falegname alla madre, un'epistola in latino scritta nel '55 da un cardinale a una coppia di sposi e anche una micro-lettera abbozzata sulla cartina delle sigarette da un ex ufficiale rifugiato in Svizzera nel '44 che usò questo trucco per far giungere in Italia sue notizie senza essere intercettato.
In questa pagina vi anticipiamo degli stralci di alcune lettere che verranno lette questo pomeriggio: non sono né le più belle né le vincitrici, ma quelle che ci hanno incuriosito più di altre. Ci raccontano di un'Italia che sa scrivere con ironia, che si fa beffe della dieta (per una milanese 44enne il vero dio è il cioccolato), che affida alla penna anche segreti inconfessabili (essere l'amante del marito della sorella: lo afferma una giovane napoletana), che sulla pagina bianca sfoga la rabbia verso Dio o sancisce la sua fiducia nell'angelo custode. Pezzettini di sé, per dirla con Pennac, scritti nero su bianco: nessun clic potrà cancellarli nell'etere.
francesca.ame@tin.it