IL MONDO RITROVATO

«Lo conosco, mi fido di lui, mi piace. È uno dei leader mondiali davvero interessanti», ha detto Bush al Tg1 di Berlusconi alla vigilia del suo arrivo in Italia. A sinistra qualcuno ha subito strillato che un elogio dell'odiato George W., ormai giunto a fine mandato, non vale niente, anzi dovrebbe essere addirittura considerato una specie di bacio della morte. Ma, con un po' di sconcerto di quella stampa internazionale da sempre ostile, che ha già rimesso il premier nel mirino, Bush è soltanto una delle voci in quello che sta diventando un coro. L'incontro tra Berlusconi e Sarkozy è stato un grande successo, tanto da far nascere l'ipotesi di un abbastanza inedito asse Roma-Parigi all'interno della Ue. Zapatero si è affrettato a venire a Canossa dopo gli stupidi attacchi di alcuni suoi ministri sul tema dell'immigrazione. Angela Merkel è ancora un poco sulle sue, perché si oppone all'ingresso dell'Italia nel cosiddetto gruppo 5+1 che tratta con l'Iran, ma è probabile che, visto l'entusiastico sì di Francia e America, presto si unirà al gruppo. Se a questo aggiungiamo il buon feeling (qualcuno dice fin troppo buono...) con la Russia di Putin e Medvedev, il nuovo rapporto con l'Egitto sanzionato dall'incontro con Mubarak e i rinnovati legami con Israele, bisogna concluderne che in meno di un mese Berlusconi, che secondo i suoi avversari avrebbe trasformato l'Italia in una specie di paria, le ha invece dato nuovo peso e nuovo prestigio dopo gli sbandamenti del governo delle sinistre: un nuovo peso che la visita di Bush (che in due anni non aveva mai ricevuto il professore) contribuirà a certificare.
Il bello è che non c'è neppure voluto molto, visto che il presidente del Consiglio non ha ancora avuto il tempo di compiere un solo viaggio all'estero. È bastato rimuovere i caveat che impedivano al nostro contingente in Afghanistan di cooperare in pieno con gli alleati, facendone una forza di serie B; è bastato prendere le distanze dai movimenti terroristici islamici, Hamas e Hezbollah, verso cui D'Alema era un po' troppo condiscendente; è bastato assumere una posizione più dura nei confronti dei piani nucleari di Teheran. Ma, a rilanciare il ruolo dell'Italia, ha contribuito anche la sensazione che a Roma c'è di nuovo un governo pronto a prendere di petto i problemi e capace di prendere decisioni epocali, come il ritorno all'energia nucleare. Insomma, nella partita a poker che è la politica internazionale, abbiamo di nuovo delle fiches da mettere nel piatto: cerchiamo di giocarcele bene, tenendo conto dei grandi cambiamenti che si preparano.