Il mondo s’interroga sul mistero dell’angelo di Theo

NOUAKCHOTT, 30 aprile 2090. Theo Fyndigaljsum è un normalissimo ragazzo quattordicenne. Vive con mamma, papà e la fidanzatina Camilla a Nouakchott, capitale della Mauritania. Studia con profitto e aiuta anche lo zio che gestisce l’erboristeria più grande della città.
Ma Theo, nei momenti liberi, non gioca con gli amici a lukowan nel parco. Né si diverte a scommettere qualche zuna sulle traiettorie dei vettori interstellari. Lui preferisce la compagnia di Pippo, suo inseparabile compagno da più di un anno. Pippo non è un cane alato o un pinguino giallo, gli animali da compagnia più diffusi in quella zona dell’Africa. Pippo è l’unico angelo della Via Lattea che si sia adattato alla vita sul nostro pianeta. Gli studiosi di angelologia che hanno esaminato il caso non sono finora riusciti a darne una spiegazione plausibile. Negli ultimi cinquant’anni gli angeli «lattei» caduti sulla Terra sono stati una trentina, ma nessuno di loro, prima di Pippo, è sopravvissuto per più di qualche ora. Colpa dell’elevata temperatura e della mancanza di polvere celeste, il loro unico alimento.
Ebbene, l’amico di Theo si è invece ben adattato (indossando la tuta protettiva d’ordinanza), ai 55 gradi centigradi di media. Inoltre ha sostituito la polvere celeste con il suffansee, piatto tipico della Mauritania. E pare che dopo il tramonto intoni in una lingua sconosciuta bellissime canzoni.