Il mondo sarcastico della chanteuse che ama il passato

Gioca a fare la dama maledetta della Berlino anni Venti. «Mi diverte atteggiarmi a femme fatale, la donna imprevedibile che nasconde un mondo interiore imbevuto di tristezza», spiega. Così, ha fatto dell’umorismo gelido di Weimar e del sarcasmo di Jacques Brel la ragione della sua vita artistica, oltre che un filone d’oro da alimentare con cura imprenditoriale. Ute Lemper, attrice di teatro e di cinema, cantante e ballerina, incarna un mondo lontano, con una voce roca, smoky e all’occorrenza seduttivamente vellutata. Lo farà anche nello spettacolo «Tra ieri e domani», il suo ultimo lavoro nonché perno musicale della serata «Altri mondi (Terra)» nel cartellone della Milanesiana. Domani, alle 21 al teatro Dal Verme, la Lemper va in scena dopo l’intervento del premio Pulitzer Jhumpa Lahiri e dello scrittore messicano Carlos Fuentes, vincitore del Premio Cervantes. Una serata che possiamo immaginare ricca di spunti per l’indomani quando nella Sala Buzzati in via Balzan (ore 12), Fuentes, Lahiri, Caterina Soffici e Antonella Boralevi incontreranno il pubblico sul tema «Voci del Sud».
Il titolo dello spettacolo milanese nonché ultimo cd dell’artista, spiega chi sia Ute Lemper: una donna radicata nel passato, eppure fortemente progressista. E le scelte di vita parlano chiaro, compresa la decisione di trasferirsi, definitivamente nella «moderna e cosmopolita New York, una boccata d’ossigeno dopo gli anni trascorsi nella Parigi intellettuale e nella Londra borghese», ci spiegò in un’intervista. Lei, così vulcanica, così vitale, ha costruito una carriera sulle sconfitte e amarezze degli uomini di Weill-Brecht o sulle atmosfere maledettamente alcoliche e cupe di Tom Waits. Così, la Lemper vive nel presente ma avverte di essere «il prodotto dell’epoca in cui sono nata, della Germania della guerra fredda. Promuovere il revival di Weill ha rappresentato per me una specie di missione. I miei coetanei, schiavi del rock and roll, ignoravano Hollaender, Brecht, Spolianskj. Io li ho riproposti con freschezza, senza cedere alla malinconia».
Ute Lemper o il fascino della contraddizione, dunque. Inguaribile anticonformista, maschiaccia. E allo stesso tempo, sofisticata chanteuse, ballerina e attrice di teatro e cinema. E’ tedesca per nascita e formazione, ma si fa caustica quando rammenta il «contesto convenzionale, rigido e cattolico» di Munster, la cittadina in cui crebbe e dove «sarebbe stato impossibile esplodere». A un certo punto è risultata stretta pure Parigi, quindi Londra, «qui tutto si svolge dietro pesanti porte e tende, ingessato da un senso di disciplina tipicamente britannico”, sferza la Lemper. Che insofferente alle regole, con grande disappunto di mamma e papà (che la legge del contrappasso volle banchiere), adolescente se ne andò a vivere per conto suo. E da allora ha viaggiato senza sosta, consapevole che «nella vita si fanno due passi avanti e un passetto indietro, riflettere su questa dialettica, ci insegna sempre qualche cosa».