Il mondo è un terno al lotto Parola di Luigi De Filippo

Al San Babila la commedia «Non ti pago» del grande Eduardo Il teatro napoletano di tradizione ritorna protagonista

Matteo Failla

Quando in cartellone si leggono due nomi come quelli di Luigi De Filippo che interpreta la commedia Non ti pago dello zio Eduardo De Filippo, ogni garanzia di qualità è già stata data. Eppure quando si scopre che è la prima volta che Luigi interpreta e dirige la commedia del grande zio Eduardo, allora la curiosità aumenta. Coloro che vorranno soddisfare quest’ultima avranno tempo fino al prossimo 8 gennaio per recarsi al Teatro San Babila, dove il teatro napoletano di tradizione tornerà protagonista con quella che è forse la più divertente commedia di Eduardo.
Finalmente porta in scena il Non ti pago dello zio Eduardo, una commedia che praticamente ha visto nascere.
«È una delle sue commedie più belle - afferma Luigi De Filippo - e sono felice di poterla riproporre. È da circa un anno che la porta in giro per l’Italia e ogni volta riscuote un enorme successo, perché riporta in auge una vena comico umoristica che si trova raramente nel teatro di oggi. È anche vero che questa commedia l’ho vista nascere. Ricordo ancora quando nel 1941 assistevo alle prove di mio papà Peppino e dello zio Eduardo: in scena si respirava l’aria della migliore commedia d’arte. Quest’oggi non trovo più lavori di tale levatura, è un momento in cui il teatro italiano ha ben poco da offrire. Io sto portando avanti da tre anni Casa De Filippo, un progetto che riproporrà i testi della nostra famiglia. Ho portato in scena quelli di mio padre Peppino, ora porto quelli di mio zio Eduardo e dal prossimo anno proporrò la mia nuova commedia “Storia strana su una terrazza napoletana”. È questo il teatro nel quale credo».
Quindi è vero che il teatro moderno delude perché non offre più emozioni?
«Certo, non c’è più sentimento. Io invece porto avanti una tradizione di famiglia fatta di pura emozione: in scena c’è sempre una storia che riguarda tutti noi, con i nostri contrasti, le nostre paure ed emozioni, i nostri problemi quotidiani. E sul “tema teatro” ci terrei a sottolineare un fatto importante: credo fermamente che mio zio Eduardo de Filippo avrebbe dovuto vincere il premio Nobel. È stato giusto darlo a Dario Fo, ma credo che anche Eduardo abbia scritto alcune tra le pagine più importanti del teatro».
Molti sostengono che suo padre Peppino è stata un po’ dimenticato...
«Non è proprio così, alla fine quando si parla di Peppino si dice sempre che era un grande attore. Purtroppo quando era in vita una certa critica con la puzza sotto al naso lo attaccava per le sue scelte artistiche rivolte alla comicità. È un peccato che alcuni lo abbiano apprezzato solo dopo la sua morte».
Una curiosità: Eduardo era veramente “cattivo” sulla scena come qualcuno afferma?
«Ma no, semplicemente due galli nello stesso pollaio non possono stare, e meno male: la separazione artistica di mio padre da mio zio è stata un bene, così ognuno ha potuto seguire la propria strada lasciando orme indelebili».
Non ti pago parla di superstizione e del lotto: oggi questo gioco sta diventando forse un po’ troppo “pericoloso”?
«Non credo, la maggioranza delle persone lo vede come un semplice gioco. Certo a volte può sfociare in qualcosa di più serio, ma sono casi anomali. Questa commedia tratta questo argomento per aprire una finestra sull’aldilà, per conoscere il nostro destino e per riflettere sulla nostra esistenza terrena».