Il mondo a testa in giù di Achille Campanile

Dieci anni fa il regista Antonio Calenda le propose di leggere alcuni brani di Achille Campanile al teatro Parioli. «In un primo momento mi dimostrai ritrosa. Avevo un passato di attrice drammatica e non mi ritenevo capace di riuscire bene nel comico». Poi, però, Piera Degli Esposti si è lasciata convincere ed è nato il nocciolo di quello che in seguito sarebbe diventato Un’indimenticabile serata. Ovverosia, un lavoro di grande successo che, atteso al Valle per questa sera, gira l’Italia e l’Europa da diverse stagioni richiamando ovunque schiere di spettatori entusiasti. «All’epoca del Parioli - racconta l’attrice - si trattava solo di una lettura. È anche vero però che già allora la cosa funzionava. Anzi, fu proprio Maurizio Costanzo a portarmi in camerino la signora Pinuccia, moglie di Campanile, la quale mi fece i complimenti rassicurandomi sul fatto che al marito (scomparso nel ’77, ndr) sarei piaciuta molto». Portato a Parigi e in Austria, replicato per un mese di seguito al San Babila di Milano sei anni fa, ripreso poi al Franco Parenti «dove vennero tanti nomi illustri, da Dalla a Valentina Cortese che lo ha visto ben due volte», questo spettacolo lieve, arguto, originale e allegro, diretto dallo stesso Calenda «e amato molto anche da chi il comico lo fa di professione», torna a Roma per la terza volta con il suo bel carico di ironia e intelligenza. Il testo, rielaborato a partire da titoli quali: «Gli asparagi e l’immortalità dell’anima», «Vite di uomini illustri», «Agosto, moglie mia non ti conosco», «Ma che cos’è quest’amore», procede come un paesaggio variegato di umori, stravaganze, deformazioni, slanci grotteschi, sottolineati dalle musiche di Germano Mazzoccheti e da canzoni eseguite dal vivo (al pianoforte Stefano Bembi, mentre in scena recita anche Stefano Galante). E non c’è dubbio che, al di là della partitura drammaturgica, sia proprio la presenza della Degli Esposti a regalare vitalità all’operazione: eclettica, mascolina («in fondo recito la parte dell’autore»), ironica, lontana da enfasi e cliché, votata semmai a inseguire con rara maestria gli slittamenti paradossali del testo. «Quello di Campanile - spiega - è un mondo visto a testa in giù. È come se lo scrittore riuscisse a costruire un universo di casine di carta che poi cadono una a una, svelandoci profonde verità sul cibo, l’amore, gli intellettuali, la vita, la morte; in definitiva, su argomenti che ci interessano da vicino». Più che ridere, dunque, si sorride a denti stretti lungo questo viaggio surreale e assurdo, che mette insieme pezzi esilaranti quali quelli dedicati al prosciutto con i fichi, alle seppie con i piselli, al «Sabato del villaggio» di Leopardi, al prontuario del bravo critico d’arte. «Per me è una vera gioia fare questo omaggio a Campanile, anche se in questo periodo sto lavorando maggiormente nel cinema». Dopo averla vista ne «La sconosciuta» di Tornatore, l’attrice sarà presto nelle sale con due nuovi film: «Tre donne morali» di Marcello Garofalo e «Lettere dalla Sicilia» di Manuel Giliberti.