Se le colpe dei figli (vip) ricadono sui padri

Il figlio di Biden espulso dalla Marina per droga. Ma altri rampolli fecero di peggio

I tempi sono cambiati: non sono più le colpe dei padri a ricadere sui figli, ma il contrario. Cognomi celebri che regalano luce e facce a vite che prima erano in ombra e poi precipitano nella gogna planetaria per la sola colpa di chiamarsi così; figli di papà che calcano la scena da comparse che si ritrovano protagonisti solo quando diventano l'apertura di nera dei giornali. L'ultimo rampollo vittima della popolarità del genitore è Hunter Biden, il figlio più giovane del vicepresidente americano, Joe, cacciato dalla Marina perchè trovato positivo alla cocaina. Trattato, dice la motivazione, «come qualsiasi altro marinaio positivo al test anti-droga e quindi espulso di conseguenza». Bella botta per papà che ci teneva tanto. Avvocato e socio in uno studio, Hunter, 44 anni, si è detto comprensibilmente dispiaciuto: «È stato l'onore della mia vita servire nella Marina americana e mi imbarazza moltissimo il fatto che le mie azioni abbiano portato all'espulsione». Sposato, padre di tre figli, si era arruolato alla Marina solo due anni fa, grazie, vista l'età, a un'autorizzazione speciale, ma per il Wall Street Journal un'altra autorizzazione aveva cancellato una precedente storia di droga che lo aveva coinvolto quand'era un ragazzo. Il classico figlio di buona donna.

Non è il solo bambino viziato a farla grossa a mamma e papà. I Bush qualche problemino lo hanno sempre avuto a partire da George figlio che un libro di Kitty Kelley, affettuosamente ribattezzata «la sicaria», definiva «imboscato e cocainomane». Pettegolezzi, si disse. Lui ammise in parte i suoi peccati di gioventù: «Ho fatto certe cose, ho commesso degli errori da cui però ho imparato...». Almeno evitò l'effetto involontariamente comico delle scuse di Bill Clinton che giustificò così la sua gioventù bruciacchiata: «Si, è vero, ho fumato marijuana senza però inalare...». Il nemico delle figlie di Bush in ogni caso è stato l'alcool. Jenna, la gemella ribelle, fu beccata mentre tentava di comprare una bottiglia di tequila al Chuy's, un ristorante messicano di Austin, nel Texas. La legge vieta di vendere alcolici a chi ha meno di 21 anni, lei ne aveva 19. A dire la verità l'avevano già pizzicata qualche mese prima con una bottiglia proibita appena fuori da un night della capitale. Se l'era cavata con 51 dollari di penale, otto ore di servizio comunitario e un corso di sei ore sui rischi dell'alcool. Niente rispetto a dieci giorni di galera che si è vista infliggere senza rispetto per il nome la cugina Noelle, figlia di Jeb, quand'era ancora governatore della Florida, per aver violato il piano di riabilitazione antidroga a cui era sottoposta. Per la cronaca si faceva di crack.

Il gomito alto colpì duro il figlio primogenito di Tony Blair, Euan, che a 17 anni fu arrestato a Leicester Square, nel centro di Londra, mentre stava lungo disteso sul marciapiede semisvenuto dopo una sbronza colossale. Lucido abbastanza però, o forse abbastanza stupido, da dare al commissariato un falso nome per non mettere nei casini il babbo. Come se gli ubriachi fossero gli agenti.

Da B-Movie la disavventura del figlio omonimo di Al Gore, paladino dei verdi di tutto il mondo. Alla vigilia dell'eco-concerto Live Earth, di cui suo padre era il padrino, è finito in manette per guida in eccesso di velocità sotto l'effetto della droga. Guidava una Toyota Prius ibrida a oltre 160 chilometri all'ora. Ammise le sue colpe, 18 mesi di recupero lo restituirono al mondo. La macchina però era eco friendly...