Dopo 4 anni Haiti ​torna alle urne

Le votazioni si sono svolte in un clima di violenza. Quasi 30 i seggi devastati, oltre 7000 gli agenti schierati e si temono ulteriori violenza allo spoglio dei risultati

Cinque anni e otto mesi fa, la terra tremava per 54 “infiniti” secondi trascinando l'isola di Haiti in una tragedia infernale. Duecento mila morti, due milioni di sfollati, un'epidemia di colera che ha fatto registrare quasi 9mila decessi. Ancor oggi, indelebili e marchiati come un tatuaggio di morte nella memoria della popolazione, sono i ricordi dei giorni del sisma. La città sprofondava su sé stessa, macerie in ogni dove, e poi le urla da sottoterra e la convinzione che tutto fosse condannato a un futuro inesorabile di dannazione perpetua. Ma non ci fu la vittoria del fatalismo, la rassegnazione non prese il sopravvento e il popolo haitiano, dalle macerie del presente, ricostruì il suo futuro. A un lustro di distanza dal dramma infatti, le stime dicono che dalle strade è stato rimosso il 97% dei 10 milioni di metri cubi di detriti, del milione e 800mila sfollati solo 100mila vivono ancora in tendopoli e pure l'epidemia di colera è stata contrastata dal momento che nell'ultimo anno si sono registrate meno di 150 vittime.

Ma il destino del Paese, che è stata la prima repubblica nera indipendente della storia, sembra essere costantemente in bilico tra la rinascita e la perspicuità della tragedia. Dopo quattro anni lo stato più povero dell'America Centrale è tornato alle urne per eleggere i rappresentanti della camera dei deputati e due terzi del senato e aprire così un ciclo elettorale che dovrebbe portare a un secondo turno di elezioni parlamentari e al primo delle presidenziali il 25 ottobre, per terminare con l'installazione del nuovo governo a inizio 2016. Se tutto ciò sembra essere un normale processo di democrazia, così invece non è laddove i colpi di stato e la violenza politica e delle gang sono divenuti negli anni un ontologico imperativo di condotta. Già a gennaio, quando il Parlamento venne sciolto non mancarono scontri nelle strade degenerati con lancio di bottiglie molotov e sassi, lacrimogeni e ferimenti. Nelle vie di Port au Prince la popolazione accusava il Presidente Martelly di voler accentrare ogni potere e trascinare Haiti verso una deriva autoritaria. Poi l'8 luglio ha preso il via la campagna elettorale ed ecco che l'incubo ha iniziato a materializzarsi: 5 omicidi, 25 feriti e tensione in tutta la nazione. Sabato 8 agosto comunque si sono svolte le elezioni. 128 formazioni politiche, 1800 candidati in lizza per 139 posti e oltre 7000 agenti di polizia a pattugliare le strade. Bassa l'affluenza alle urne e numerosi invece gli incidenti. Oltre 26 centri sono stati costretti a sospendere le operazioni di voto a causa di disordini e tre seggi sono stati saccheggiati e devastati. Quale sarà il futuro di Haiti ad oggi rimane un'incognita, per saperlo occorre attendere l'8 settembre, giorno in cui si verrà a conoscenza dei risultati elettorali e delle sorti di un Paese giunto al crocicchio della propria contemporaneità: proseguire nel riappropriarsi della vita o abbandonarsi a un'impietosa ciclicità di morte.

Commenti

Tuthankamon

Mar, 11/08/2015 - 10:28

Sper nessuno si inalberi ... purtroppo questo disgraziato Paese potrebbe essere spostato in qualche zona dell'Africa sub-sahariana senza notare alcuna differenza sostanziale. Mal amministrato fin dall'inizio, non e' stata preparata una classe dirigente degna di questo nome. L'ONU dovrebbe commissariare il territorio, almeno per garantire i diritti umani ... anche se non ho molta fiducia al riguardo!