Abbattuto un aereo civile: muoiono 300 innocenti

Colpito un boeing in volo da Amsterdam a Kuala Lumpur. Cambiate le rotte sull'Ucraina, trovata la scatola nera Putin accusa Kiev e la guerra sembra sempre più vicina

La guerra nell'Est dell'Ucraina sembrava dimenticata, fino a ieri pomeriggio, quando un aereo passeggeri è stato abbattuto da un missile non in Siria o Afghanistan, ma nel cuore dell'Europa.
Nessuna speranza per le 298 persone a bordo del Boeing, tra passeggeri e membri dell'equipaggio. Tutti morti in un carnaio apocalittico. Le prime foto spedite via twitter mostrano una distesa di rottami carbonizzati, corpi fatti a pezzi dall'impatto, la schiena riconoscibile di una vittima davanti a un pompiere e resti di bambini. A bordo non si esclude che ci fossero degli italiani oltre a 154 olandesi, 27 australiani, 23 malesi, 23 americani e 9 britannici secondo il bilancio ufficiale della compagnia aerea arrivato in serata.
Il volo Mh17 della Malaysia Airlines era decollato da Amsterdam diretto a Kuala Lampur. I biglietti sono stati venduti da Klm e Air France sul mercato europeo. Nell'Ucraina orientale, dove da mesi si combattono duramente i ribelli filo russi e le forze di Kiev, volava a 10mila metri di quota. Assurdo, anche a quest'altezza, transitare in un'area dove sono stati abbattuti aerei ed elicotteri militari a ripetizione, tre velivoli solo negli ultimi giorni.
Alle 15.15, ora italiana, il volo malese è scomparso improvvisamente dai radar. L'aereo passeggeri si è schiantato a Shaktarsk a una cinquantina di chilometri dal confine con la Russia. Si tratta di un piccolo centro all'inizio della strada fra Donetsk e Lugansk, le due città ancora in mano ai filo russi. Delle immagini amatoriali mostrano una gigantesca colonna di fumo nero, che in lontananza si alza verso il cielo. L'aereo si è schiantato nella campagna di Grabovo lanciando rottami a chilometri di distanza. Di intatto sono rimasti solo spezzoni della fusoliera, rotori carbonizzati e qualche sedile forse espulso prima dell'impatto.
Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha subito puntato il dito contro i filo russi parlando di «atto terroristico». Le milizie separatiste, che controllano l'area dello schianto rimandano l'accusa la mittente sostenendo che sono state le forze governative ad abbattere il Boeing. Andrei Purgin, uno dei leader dell'autoproclamata Repubblica di Donetsk, ha annunciato che i soccorritori giunti sul posto hanno trovato una delle due scatole nere, che potrebbero far scoprire chi è stato. Le scatole nere verranno consegnate a Mosca per estrarre i dati.
Poco prima della tragedia i miliziani avevano annunciato l'abbattimento di un aereo di trasporto militare sui cieli di Torez a una manciata di chilometri dove è precipitato il volo passeggeri. Da Kiev il ministro della Difesa ucraino sostiene che il Boeing 777 è stato abbattuto per errore al posto del velivolo ucraino, mentre i servizi ucraini giurano di avere le «prove» di una telefonata compromettente tra i separatisti e gli 007 di Mosca. Le agenzie di stampa russe, al contrario, rilanciano la notizia che il missile assassino sia partito da una batteria Buk in possesso sia di Mosca che di Kiev. Nella guerra delle accuse i separatisti hanno addirittura sostenuto che il Boeing sia stato colpito da un caccia Sukhoi-25 di Kiev. Ma la parola più forte arriva in serata direttamente dal Cremlino, da dove Putin punta il dito contro l'Ucraina: «La responsabilità della tragedia ricade su Kiev».
Dopo l'abbattimento tutte le rotte dei voli civili europei, che passavano sopra l'Ucraina orientale, sono state cambiate e la borsa di Wall Street è crollata. Sembra che il divieto al sorvolo riguardasse solo la quota al di sotto dei 7500 metri.
L'unico dato certo è che la guerra nel cuore d'Europa non si è mai sopita. Anzi, nelle ultime settimane, è diventata più intensa. I ribelli filo russi hanno perso il fortino di Sloviansk, la prima città dove avevano imbracciato le armi a fine aprile. Le forze ucraine stanno stringendo il cerchio attorno ai caposaldi della rivolta armata. La città costiera di Mariupol, sul mare d'Azov, è stata riconquistata a metà giugno. I miliziani che guardano a Mosca hanno concentrato le difese nell'area delle «capitali» ribelli, Donetsk e Lugansk. Da tutte e due le parti sono cominciate a tuonare le armi pesanti: artiglieria, carri armati, razzi multipli. Oltre centomila persone sono fuggite in Russia e non si vede all'orizzonte una via di uscita negoziale. La strage di 298 civili innocenti, chiunque sia stato, servirà solo ad alimentare ulteriormente il conflitto.
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