Abu Mazen dal Papa: "Riprendere negoziati diretti per la pace in Medio Oriente"

Il presidente palestinese Abu Mazen inaugura l'ambasciata dello Stato di Palestina presso la Santa Sede: "Altri Paesi seguano l'esempio". Ventitré minuti a colloquio con il Papa: al centro il processo di pace in Medio Oriente e gli altri conflitti regionali

"La Santa Sede ha riconosciuto completamente la Palestina come Stato indipendente e spero che altri Paesi seguano l'esempio del Vaticano e riconoscano lo Stato palestinese". Sono le parole pronunciate dal presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, dopo 23 minuti di colloquio con Papa Francesco, che lo ha ricevuto in udienza, in occasione dell’apertura dell'ambasciata palestinese presso la Santa Sede.

Abu Mazen inaugura l'ambasciata palestinese in Vaticano

Dopo l’incontro con il Santo Padre, è stato lo stesso Abu Mazen a scoprire la targa dell’ambasciata palestinese presso la Santa Sede. Con l’apertura della sede diplomatica si consolidano, quindi, i “buoni rapporti”, come li ha definiti il Vaticano, “esistenti tra la Santa Sede e la Palestina”. L’apertura dell’ambasciata palestinese, rappresenta il compimento di un percorso iniziato con l'Accordo globale tra il Vaticano e lo Stato di Palestina, del giugno del 2015, con cui la Santa Sede ha riconosciuto lo Stato palestinese, e apre un precedente importante per il riconoscimento della Palestina. “Una giornata importante per i palestinesi” e “una giornata importante per tutti quelli che credono nella pace”, ha definito, infatti, la giornata di oggi l’ambasciatrice palestinese, Mai Alkaila. Le bandiere palestinesi sventolano dalle finestre della rappresentanza diplomatica in via di Porta Angelica, proprio alla vigilia della conferenza di pace sul Medio Oriente che si apre domani a Parigi su iniziativa francese. Iniziativa nella quale, secondo l’ambasciatrice, i palestinesi hanno fiducia perché “mira a salvaguardare la soluzione dei due Stati".

Il colloquio con Papa Francesco

È iniziato con un abbraccio l’incontro fra Abu Mazen e Papa Francesco. È stato un colloquio “cordiale”, come ha confermato in una nota la sala stampa della Santa Sede. "Sono felice di riceverla", ha esordito il Santo Padre. "Mi fa piacere essere qui", ha risposto il presidente palestinese Abbas. È il terzo incontro con il Papa in Vaticano per Abu Mazen, che era già stato ricevuto da Francesco nel maggio del 2015 e nell’ottobre del 2013. Al centro dei colloqui, precisa una nota della sala stampa vaticana, il processo di pace in Medio Oriente e “la speranza che si possano riprendere i negoziati diretti tra le parti per giungere alla fine della violenza che causa inaccettabili sofferenze alle popolazioni civili e ad una soluzione giusta e duratura”. “A tale scopo, si è auspicato che, con il sostegno della Comunità internazionale, si intraprendano misure che favoriscano la reciproca fiducia e contribuiscano a creare un clima che permetta di prendere decisioni coraggiose in favore della pace”, prosegue la nota della Santa Sede. Il papa ha rinnovato, dunque, il suo appello per la pace in Medio Oriente. Sullo stesso tema il Pontefice, infatti, era intervenuto lunedì scorso, in occasione del saluto al corpo diplomatico accreditato presso il Vaticano, auspicando una ripresa del dialogo fra israeliani e palestinesi, per giungere ad "una soluzione stabile e duratura che garantisca la pacifica coesistenza di due Stati all'interno di confini internazionalmente riconosciuti".

Tra i doni, la Laudato Si' in arabo e una pietra del Golgota

Il Papa e Abu Mazen hanno, inoltre, discusso dell’importanza “della salvaguardia del carattere sacro dei Luoghi Santi per i credenti di tutti e tre le religioni abramitiche”. "Grande attenzione", riferisce il Vaticano, è stata mostrata riguardo “gli altri conflitti che affliggono la regione”. Cinque i doni portati da Abu Mazen al Papa. Un'icona con il volto di Gesù, una pietra del Golgota, un dvd con la documentazione sulla ristrutturazione in atto della basilica della Natività, un libro sulle relazioni diplomatiche tra la Palestina e la Santa Sede e un'icona dorata della Sacra Famiglia. Papa Francesco, da parte sua, ha donato al presidente palestinese una medaglia dell'Anno giubilare e le versioni tradotte in arabo dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e dell’enciclica Laudato si’. Questo incontro “è il segno che il Papa ama il popolo palestinese e ama la pace", ha detto Abu Mazen alla fine dell'udienza con il Santo Padre.

"Spostare l'ambasciata Usa a Gerusalemme non aiuta la pace"

Il presidente palestinese, che ha poi intrattenuto colloqui anche con il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, e con il Segretario per i Rapporti con gli Stati, Mons. Paul Gallagher, è intervenuto anche sulla proposta del nuovo ambasciatore americano in Israele e dello stesso Trump, di spostare l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. "Abbiamo sentito di questa decisione del presidente Trump”, ha detto Abu Mazen, “non possiamo parlare finché tale decisione non sarà effettivamente presa, ma se fosse così non aiuterà la pace”. “Speriamo non accada", ha detto Abbas ai giornalisti. Ad inizio settimana Abu Mazen aveva chiesto direttamente a Donald Trump, attraverso una lettera, di non trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme. Una decisione di questo tipo, aveva ammonito Abu Mazen, “avrebbe conseguenze disastrose per la situazione in Medio Oriente”. Mahmoud Abbas, ha chiesto anche a Putin, in un messaggio, di intercedere affinché venga evitato il trasferimento dell’ambasciata americana.

Commenti

ohibò44

Sab, 14/01/2017 - 17:58

Perché ho la sensazione Vaticano, UE, Obama e Co. spiegheranno al mondo che l’unica nazione democratica in Medio Oriente è la nazione canaglia che si oppone alla pace?