Accuse a Corbyn: "Ha taciuto sui finanziatori dei viaggi all'estero"

Secondo i media britannici, i viaggi all’estero incriminati sarebbero stati pagati da diverse “ong filopalestinesi”

Jeremy Corbyn è stato accusato dagli uffici finanziari della Camera dei Comuni di avere compiuto viaggi all’estero pagati da “soggetti non identificati”. Il leader della sinistra britannica non avrebbe infatti fornito agli uffici contabili informazioni sufficienti sull’identità dei finanziatori di tali viaggi, violando così la legge sulla trasparenza della condotta dei parlamentari. Se il politico laburista non dovesse riuscire a dimostrare alle autorità di Westminster di avere agito in totale buona fede rischierebbe la sospensione dalla carica di deputato.

Il Parliamentary Commissioner for Standards, organo incaricato di monitorare la “moralità” dei membri del parlamento, ha avviato un’indagine a carico di Jeremy Corbyn. Gli accertamenti mirano a fare luce sull’identità dei finanziatori di viaggi all’estero compiuti dal leader della sinistra tra il 2010 e il 2014. La legge britannica sulla trasparenza, infatti, obbliga deputati e Lord a fornire alla Camera di appartenenza un dettagliato resoconto dell’attività politica svolta al di fuori dei confini nazionali. In particolare, i membri delle due Camere, una volta rientrati dai viaggi all’estero, devono rivelare alle autorità di Westminster l’identità dei soggetti che hanno pagato le trasferte.

Secondo i media britannici, l’organo che ha indagato Corbyn imputa a quest’ultimo di non avere fornito informazioni esaustive sugli organizzatori di tre trasferte, compiute dal leader laburista in tale periodo. Ad avviso di The Daily Telegraph, gli inquirenti potrebbero a breve disporre accertamenti verso altri sette viaggi oltreconfine, effettuati nello stesso intervallo di tempo dall’esponente di punta dell’opposizione. Per il momento, l’indagine riguarderebbe soltanto tre episodi.

La prima trasferta incriminata sarebbe quella compiuta nel 2010 da Corbyn in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Egli non avrebbe fornito agli uffici contabili di Westminster informazioni esaustive né sui finanziatori del viaggio né sul costo della visita oltreconfine. In base alle ricostruzioni degli inquirenti, riportate sempre da The Daily Telegraph, tali finanziatori sarebbero due “ong filopalestinesi”: Middle East Monitor e Friends of al-Aqsa. Le due associazioni avrebbero speso 927 sterline per organizzare la sortita di Corbyn in Palestina. Le ong, in passato, hanno acquisito notorietà grazie a infuocate dichiarazioni anti-israeliane e grazie a continui appelli alla comunità internazionale affinché quest’ultima mettesse fine all’“odiosa guerra sionista contro Gaza”.

Un’altra sortita dell’esponente laburista finita, sempre a causa dell’identità sconosciuta dei finanziatori, nel mirino del Parliamentary Commissioner for Standards sarebbe quella effettuata nel 2011 a Tunisi. Gli inquirenti sostengono che alla base della visita di Corbyn nella metropoli nordafricana vi sarebbe un contributo di oltre 660 sterline, concesso allora al leader laburista dalla Global Peace and Unity Foundation. Tale ong è stata in passato accusata dall’intelligence di Sua Maestà di “simpatie jihadiste”.

Il terzo viaggio incriminato sarebbe quello compiuto nel 2014 dall’esponente dell’opposizione sempre nella capitale tunisina. Come per le visite effettuate nel 2010 e nel 2011, Corbyn non avrebbe fornito agli uffici parlamentari informazioni significative circa l’identità dei finanziatori. In base alle ricostruzioni di The Daily Telegraph, la seconda sortita a Tunisi del politico britannico sarebbe stata pagata direttamente dall’entourage del presidente del Paese nordafricano, Beji Caid Essebsi. Tale viaggio di Corbyn nella capitale tunisina aveva già allora alimentato forti polemiche presso l’opinione pubblica inglese, in quanto il leader “socialista” aveva preso parte a una cerimonia di commemorazione dedicata ai terroristi dell’organizzazione Settembre Nero.

Se gli accertamenti a carico del deputato laburista dovessero comprovare “gravi violazioni”, da parte di quest’ultimo, della normativa sulla trasparenza, l’esponente dell’opposizione verrebbe sospeso dalla carica di parlamentare. All’inizio di quest’anno, un provvedimento del genere è stato adottato dalla Camera dei Comuni nei confronti di Iain Paisley Jr, deputato del Democratic Unionist Party. Paisley è stato infatti sospeso per trenta giorni dal rispettivo incarico a Westminster, dopo essere stato indagato dagli uffici contabili per non avere fornito dettagli sufficienti sui finanziatori delle trasferte da egli compiute in Sri Lanka nei mesi precedenti.

Il Labour, tramite una nota, ha ribadito la propria fiducia nei confronti di Corbyn e ha dichiarato di confidare nel fatto che il leader riuscirà a “dimostrare l’infondatezza di ogni addebito avanzato nei suoi confronti”. Secondo i media britannici, tuttavia, dietro gli attestati di stima si nasconderebbero spietati “giochi di potere”. I dirigenti della sinistra, nonostante le dichiarazioni di solidarietà indirizzate a Corbyn, sarebbero in realtà pronti a “scaricare” quest’ultimo. Gli alti funzionari della formazione politica sarebbero sicuri del fatto che il leader “socialista” verrà sospeso dalla carica parlamentare e, di conseguenza, starebbero già pianificando un repentino cambio al vertice del Labour.