Aiuti alla Grecia: gli otto Parlamenti che rischiano

Mentre i mercati trovano pace dopo le turbolenze legate alla Grecia un altro periocolo incombe su Atene e sull'Europa

Mentre i mercati trovano pace dopo le turbolenze legate alla Grecia un altro periocolo incombe su Atene e sull'Europa. Di fatto nel Parlamento atenisese si respira aria di resa dei conti. L'ala sinistra dei deputati di Syriza (circa una ventina di deputati) sta valutando l'ipotesi di votare in Parlamento contro il piano di aiuti concordato dallo stesso premier. Anche i 13 deputati di Anel, forza nazionalista che appoggia il governo, promettono battaglia. Il sì dovrebbe essere assicurato dalle forze europeiste ma Tsipras rischia di perdere la maggioranza e di dover effettuare un rimpasto di Governo. Ma la vera partita, quella da cui potrebbe arrivare un segnale chiaro all'Europa si giocherà in Germania. La Merkel ha detto no alla linea dura di Scheuble e adesso dovrà affrontare il Bundestag. La coalizione tra la Cdu di Angela Merkel e i Socialdemocratici ha un'ampia maggioranza di 504 seggi su 631; anche i Verdi, all'opposizione, dovrebbero appoggiare l'accordo. Se il numero dei dissidenti dovesse avvicinarsi alla metà dei deputati Cdu-Csu si tratterebbe di uno schiaffo politico alla cancelliera. Problemi anche per la Finlandia.

Il premier Juha Sipila, che tra i partner della coalizione ha il partito euroscettico dei Finlandesi, che da tempo auspica un'uscita della Grecia dall'euro. La posizione del governo verrà presentata a una commissione parlamentare composta da 25 membri che riflettono gli equilibri politici dell'assemblea: il voto dell'assemblea sarà necessario solo se la commissione sarà contraria al parere del governo.


Tra mercoledì e venerdì sono attesi i voti di Francia, Austria, Estonia, Lettonia e Slovacchia. In questi ultimi due Paesi l'approvazione appare la meno scontata. "Sarà molto difficile convincere il Parlamento". ha avvertito il premier lettone Straujuma. La Slovacchia è un altro caso critico: nel 2011 il governo cadde dopo il voto parlamentare per l'aumento della quota slovacca nel fondo salva-Stati. Non è previsto voto in Belgio, Lussemburgo, Cipro, Lituania, Italia, Spagna e Portogallo, Malta e Slovenia.