Alabama, più che Trump ha perso l'Alt Right di Bannon

La sconfitta del controverso candidato ultraconservatore Roy Moore segna una pesante battuta d'arresto per l'ala guidata da Steve Bannon, guru dell'Alt Right. L'establishment repubblicano invece aveva contrastato Moore

Era da un quarto di secolo che l'Alabama non eleggeva un democratico al Senato. Con la sconfitta dell'ultraconservatore Roy Moore a perdere è anche Trump, che lo ha sempre sostenuto, contro tutto e tutti, anche quando sul suo conto sono piovute dure accuse di molestie sessuali su ragazze minorenni. Alle presidenziali del 2016 Trump si era imposto in Alabama con il 60% delle preferenze, con 26 punti di vantaggio su Hillary Clinton.

"L’omosessualità è un peccato nel senso biblico ed è questa la posizione di Roy Moore nello stato dell’Alabama", aveva detto alcuni giorni fa Ted Crockett, portavoce di Moore, confermando che il suo candidato ritiene che ai musulmani non dovrebbe essere consentito essere eletti in parlamento. Gli Stati Uniti sono fondati sulla Bibbia e Washington dovrebbe "tornare alla legge morale". Quanto ai musulmani, Moore pensa "che non sarebbe etico per loro giurare su una Bibbia cristiana".

Nel comizio conclusivo Moore ha ribadito a gran voce le proprie posizioni: "Le elezioni sono per il popolo dell'Alabama, noi siamo qui per difendere i nostri diritti, noi vogliamo prosciugare la palude" ha detto usando uno degli slogan più di successo di Trump. Ed ha smentito tutte le accuse che gli hanno rivolto le donne "che non si sono fatte avanti per oltre 40 anni e lo hanno fatto un mese prima delle elezioni". "Se non credete alla mia moralità, non votate per me", ha concluso controverso giudice 71enne, che per due volte è stato sospeso dalla Corte Suprema dell'Alabama: la prima perché non ha voluto rimuovere una targa con i 10 comandamenti dall'aula e la seconda perché non ha riconosciuto i matrimoni gay.

La sfida in Alabama si è combattuta anche al telefono, con delle chiamate registrate da Trump e Obama, uno contro l'altro. "Se l' Alabama elegge un democratico liberal come Doug Jones, tutti i nostri progressi saranno congelati", diceva il presidente nel suo messaggio. L'ex presidente, invece, si è molto speso per Jones: "Doug è il nostro paladino per la giustizia, quindi uscite ed andate a votare". Eppure Jones non aveva molto interesse a mostrarsi legato alla dirigenza nazionale del suo partito, forse anche per rispondere ale accuse di Trump, che per giorni lo ha delegittimato chiamandolo "il burattino di Pelosi e Schumer", i leader della minoranza democratica alla Camera e Senato.

Molto significativo l'appello al voto arrivato nelle ultime ore della campagna elettorale da un'altra importante esponente politica afroamericana, l'ex segretaria di Stato Condoleezza Rice, che è nata in Alabama: "Questi momenti critici richiedono che ci uniamo rifiutando l'intolleranza ed il sessismo", ha scritto, esortando gli elettori a scegliere leader "dignitosi, per bene e rispettosi dei valori che consideriamo più cari". Anche l'altro senatore repubblicano, Richard Shelby, nelle ultime settimane aveva più volte ripetuto che Moore non meritava di sedersi al seggio lasciato da Jeff Sessions: "Credo che l' Alabama si meriti di meglio", aveva detto domenica scorsa, annunciando il voto per un candidato indipendente.

Bannon e la rabbia degli ultraconservatori contro l'establishment

All'inferno "c'è un posto speciale" per i repubblicani che non hanno sostenuto Roy Moore. Steve Bannon ha duramente polemizzato con Ivanka Trump, che dopo le accuse al candidato repubblicano in Alabama aveva detto che c'è un posto speciale all'inferno per i pedofili. Il guru dell'alt right nel comizio conclusivo in Alabama ha usato parole di fuoco contro l'establishment: "Mitch McConnell, il senatore Shelby, Condi Rice ed il il "piccolo" Bobby Corker, tutto l'establishment non difendono assolutamente Trump". Ed ha suggerito che stanno solo usando il presidente per ottenere "il taglio delle tasse". "C'è un posto speciale all'inferno per i repubblicani che dovevano fare meglio", ha concluso Bannon, togliendosi così un sassolino dalla scarpa contro Ivanka che, insieme al marito Jared Kushner, è stata sempre sua avversaria nella faida all'interno della Casa Bianca che lo ha visto, almeno apparentemente, sconfitto.