Alba Dorata: ecco perché non ci siamo seduti con Tsipras

Il leader del partito: "Nessuna esclusione, siamo stati noi a non voler parlare con il premier"

A Bruxelles la diplomazia europea oggi è di nuovo al lavoro per cercare di trovare una soluzione alla crisi del debito greco. Con l’Eurogruppo e l’Eurosummit di oggi infatti, ripartono i negoziati per trovare un’alternativa condivisa al piano Juncker e scongiurare la Grexit di Atene. Così, per presentare le nuove proposte del governo greco ai vertici dell’Unione Europea, Tsipras è volato a Bruxelles, forte del voto dei greci, del nuovo ministro delle Finanze Euclide Tsakalotos, e del mandato di tutti i partiti che siedono nel Parlamento ellenico. O meglio, di tutti tranne uno.

Il leader di Alba Dorata infatti, Nikolaos Michaloliakos, nel primo pomeriggio di ieri, davanti alla sede del parlamento ellenico, ha spiegato perché ha rifiutato l’invito a sedersi al tavolo assieme a Tsipras e ai leader degli altri partiti, nella riunione convocata ieri dal presidente della Repubblica per discutere le proposte da portare a Bruxelles. Non c’è stata nessuna esclusione per Alba Dorata quindi, negli inviti fatti dal presidente greco Prokopis Pavlopoulos. Michaloliakos ha semplicemente declinato l’invito, come ha spiegato lui stesso, per motivi "politici ed ideologici”. “La nostra posizione politica”, ha spiegato, “è molto lontana dal modo in cui il governo greco sta rispondendo alla crisi economica. La soluzione, per Tsipras, è soltanto la firma di un nuovo memorandum. Noi, invece, non vogliamo negoziare con nessuno la nostra sovranità nazionale”.

Questa in sintesi è la ragione per cui la terza forza politica del Paese non ha dato il proprio benestare al premier Tsipras, come al contrario hanno fatto gli altri leader politici riunitisi ieri ad Atene. “Non vogliamo concedere alcuna autorizzazione a negoziare il futuro del nostro Paese ad un governo irresponsabile che ha raggiunto come unici risultati la chiusura delle banche ed un economia ormai al tracollo”, spiega il leader di Alba Dorata, “la nostra linea politica del resto, coincide con quella espressa dal popolo greco negli ultimi giorni: no ai memorandum, no alla svendita della nostra sovranità nazionale, no a qualunque accordo che si basi sul diritto anglosassone”.

“Non ci hanno esclusi dalla riunione”, afferma Fotis Griakos, deputato ventiseienne del partito, il più giovane in tutta la storia del Parlamento greco, “c’è stato un invito da parte del Presidente della Repubblica ma il nostro segretario ha rifiutato di partecipare, perché era completamente contrario alle proposte sulle quali tutti gli altri partiti sono convenuti ieri e soprattutto contro la decisione di negoziare un nuovo accordo”. Secondo la terza forza politica greca infatti, il popolo che ha votato ‘no’ al referendum di domenica scorsa, ha detto ‘no’ non soltanto a quelle precise proposte di Juncker, ma ha votato contro tutta un’impostazione politica, quella dei memorandum. Il problema, per Alba Dorata, è quindi di interpretazione della volontà popolare: come si può negoziare un nuovo accordo se il popolo greco ha votato contro “l’accordo”? “Il popolo ha votato chiaramente contro la politica dei memorandum che ha messo in ginocchio i greci” sottolinea, infatti, Griakos.

Sulla possibilità che oggi a Bruxelles si possa raggiungere una nuova intesa, inoltre, il giovane deputato ellenico appare molto scettico. “Non si possono fare nuovi accordi sottostando a queste condizioni repressive”, afferma. “Tsipras” continua, “ha gestito le cose con immaturità ed ignoranza. Se fossimo stati al suo posto non ci saremmo mai trovati in una situazione di questo tipo e soprattutto non avremmo mai messo a rischio il futuro del popolo greco per un tornaconto politico”. E sulle dimissioni di Varoufakis, invece, il parlamentare commenta che si tratta semplicemente di uno che “non è riuscito più a gestire le proprie responsabilità”.

Insomma, sia che si tratti di "un accordo socialmente giusto ed economicamente sostenibile" come ha chiesto il presidente Pavlopoulos, sia che si tratti di nuove misure di austerità, per il partito ultranazionalista “oxi” vuol dire “no” su tutta la linea. “Saremo la resistenza nazionale contro i memorandum che uccidono il nostro Paese”, assicura Michaloliakos. Se Tsipras dovesse fallire quindi, l’opposizione ultra-nazionalista già si prepara a raccogliere il testimone e a convogliare la rabbia dei delusi. Intanto in tutta la Grecia le banche rimangono chiuse fino a data da destinarsi, e il futuro dei greci è ogni giorno più incerto.

Commenti

Maver

Mer, 08/07/2015 - 09:17

Non è necessario essere affiliati o semplicemente solidali con Alba Dorata per comprendere la miopia delle odierne analisi che si fermano solo agli aspetti finanziari della vicenda greca. Il default greco è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una UE costruita senza alcun aggancio con la volontà dei suoi cittadini. Ovvio che il problema prima o poi sarebbe scoppiato, e che i soggetti più sensibili sarebbero stati proprio i partner più deboli.