Allarme bomba a Mosca, evacuata la stazione Kievsky

La stazione ferroviaria Kievsky di Mosca è stata evacuata stamattina dopo un nuovo allarme bomba. I controlli sono scattati in altre quattro stazioni della capitale russa

Mosca, persone evacuate per un falso allarme bomba il 13 settembre 2016

Si è scatenato il panico ancora una volta nelle vie del centro di Mosca dopo l’ennesimo allarme bomba nella capitale russa.

Circa 350 passeggeri sono stati evacuati nella mattinata di mercoledì dalla stazione ferroviaria Kievsky, dopo che la direzione delle ferrovie russe Rzd è stata avvertita da una telefonata anonima sul rischio di esplosioni in cinque stazioni ferroviarie moscovite. I controlli delle forze di sicurezza sono scattati anche nelle fermate Leningradsky, Yaroslavsky, Bielorusky e Kazansky. Soltanto per la stazione Kievsky, però, è stata decisa l’evacuazione, ha chiarito una fonte dell’agenzia russa Ria Novosti.

Dall’11 settembre scorso, secondo i dati forniti dalla stessa agenzia, circa 3.500 edifici pubblici sono stati presi di mira dal “terrorismo telefonico” in oltre 180 città russe. Sono 2,5 milioni in tutto le persone finora evacuate da stazioni, uffici, cinema, teatri e centri commerciali del Paese. Il 13 settembre dello scorso anno circa 20mila persone si erano riversate in strada dopo che oltre 30 luoghi pubblici della capitale russa tra cui il teatro Bolshoi e i grandi magazzini di lusso Gum, che si affacciano sulla Piazza Rossa, erano stati oggetto di una serie di allarmi bomba simultanei.

In nessun caso le minacce si sono rivelate concrete, ma i danni provocati dai falsi allarmi bomba, ha reso noto lo scorso dicembre il vice ministro degli Interni, Igor Zubov, ammontano già a diversi miliardi di rubli. Secondo il governo russo, dietro le chiamate anonime che da mesi fanno impazzire i servizi di sicurezza del Cremlino potrebbero esserci alcune organizzazioni terroristiche attive in Siria. Pur non specificando il nome dei gruppi coinvolti, era stato sempre Zubov a chiarire, nel mese di dicembre, che la maggior parte delle telefonate provenivano da alcune aree della Siria sotto controllo jihadista. Negli ultimi mesi i falsi allarmi, secondo Ria Novosti, che cita lo stesso vice ministro degli Interni, sarebbero partiti anche da Turchia, Ucraina, Stati Uniti e Canada. Sul caso sono stati istituiti finora quasi 3mila procedimenti penali.