In Argentina un calciatore uccide l'arbitro per un cartellino rosso

È accaduto il giorno di San Valentino a Cordoba durante una partita amatoriale. L'assurdità è che l'attaccante "el Pelado" e l'arbitro, "el Dentudo", non solo si conoscevano ma erano anche amici

Domenica 14 febbraio, giorno di San Valentino, ci si diverte correndo dietro ad un pallone in un campo di periferia di Córdoba. Questa un tempo era la città universitaria argentina per eccellenza, oggi è sempre più controllata dalle bande di narcos che si contendono il mercato dello spaccio, soprattutto nelle villas, le favelas del paese del tango, come quella di Campo de la Ribera dove è appena iniziato il match .

Ad organizzarlo è "el Dentudo", ovvero "il Dentone" soprannome dovuto agli enormi incisivi di César Flores, 48enne che fa sempre l’arbitro durante queste partite amatoriali, perché vista la stazza è rispettato da tutti. Soprattutto dal "Pelado" Juan Marcelo Barrionuevo che, nonostante abbia ‘appena’ 36 anni di capelli in testa non ne ha più neanche uno – forse perché 3 anni fa qualcuno gli ha ucciso la figlia di 4 anni – e che del "Dentudo" è il migliore amico.

Primo tempo tranquillo ma nel secondo gli animi si surriscaldano. César Flores comincia ad estrarre cartellini. Verso il ventesimo della ripresa “el Pelado”, attaccante che le dà più che prenderle, fa un’entrata assassina. Inevitabile il rosso.

Fin qui tutto normale non fosse che, 5 minuti dopo essere stato espulso, Barrionuevo ritorna in campo con in mano una 9 mm. Forse è drogato, di certo spara all’amico 3 colpi, quello mortale nell’occhio che gli attraversa il cranio. L’arbitro/amico muore sul colpo, del “Pelado” – da domenica super-ricercato dalla omicidi di Córdoba – nessuna traccia.

“Avevano litigato per altro, forse droga, già prima del match”, “pazzesco, erano sempre insieme”, “è meglio che el Pelado si consegni perché se lo trovano prima gli amici del Dentudo …”. Si accavallano le ipotesi raccolte anonimamente dal quotidiano La Voz del Interior di Córdoba, dove anche i reporter ‘cantano’ quando, con quell’accento inconfondibile che solo chi è nato qui possiede, raccontano questa storia tremenda di calcio ma, soprattutto, di degrado, violenza e narcotraffico.

Una storia tremenda soprattutto per la moglie del "Dentudo", l’arbitro della domenica ucciso dal suo migliore amico per un rosso, che distrutta dal dolore doveva partorire proprio questo fine settimana il loro quinto figlio. Nascerà orfano perché oramai nelle periferie di Córdoba chiunque può avere nello zaino una pistola, anche un attaccante.

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