Attentato a Lugansk: ferito il presidente della Repubblica Plotnitsky

Attentato nella mattinata di sabato a Lugansk, in Donbass, esplode ordigno al ciglio della strada ferendo gravemente il Presidente dell'autoproclamata repubblica popolare, Igor Plotnitsky

Nella mattinata di sabato 6 agosto degli attentatori hanno sabotato l’automobile del Presidente dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk, in Donbass, regione dell’Ucraina Sud-orientale. Secondo le ricostruzioni fornite dalle forze dell’ordine locali, vi sarebbe stata un’esplosione nella quale sono rimaste ferite due persone e lo stesso capo dello Stato Igor Plotnitsky sarebbe stato ricoverato in gravi condizioni in un ospedale della città.

A dare la notizia è stato il servizio di informazione 62.ua, che riporta le dichiarazioni del Capo del Parlamento della Novorossiya, Oleg Tsarev che, sulla sua pagina Facebook, scrive dell’attentato occorso nella mattinata di sabato. Secondo le prime ricostruzioni, l’ordigno sarebbe stato posizionato su un palo lungo la strada, all’incrocio tra le vie Karpinskogo e Vatunina, nel distretto di Vatunina, nella parte Est della capitale, per poi esplodere al passaggio del veicolo. Al momento, come riporta il servizio di informazione della Repubblica di Lugansk, l’area interessata dall’esplosione sarebbe stata recintata per un raggio di circa un chilometro, in quanto diverse persone sono rimaste ferite e le facciate dei palazzi circostanti hanno riportato degli evidenti danni; la polizia sta indagando sull’accaduto.

Anche il Consigliere dei servizi di Sicurezza ucraini, il SBU, Yuri Tandit ha commentato l’accaduto in un’intervista rilasciata al canale televisivo ucraino 112.ua: egli ha confermato il coinvolgimento diretto del Presidente Igor Poltnitsky e ha espresso vicinanza a tutte le persone coinvolte nell’attacco, condannando l’accaduto ma senza voler addentrarsi nell’analisi dell’accaduto, evitando quindi di confermare alcuna versione ufficiale.

Tale attacco può essere inquadrato in una situazione che nell’area orientale dell’Ucraina va degenerando. Da alcuni giorni sono ripresi gli scontri a fuoco tra esercito regolare ucraino e le milizie separatiste, con accuse da parte di questi ultimi verso Kiev, sostenendo che il governo centrale stia violando apertamente i termini degli Accordi di Minsk-2, che prevedono l’utilizzo di munizioni di calibro non superiore a 100mm con un posizionamento delle armi da fuoco a non meno di 50km di distanza. Proprio dal capo delle forze militari della Repubblica di Lugansk, Andrey Marochko, nei giorni scorsi erano giunte accuse verso il governo ucraino, reo di utilizzare strutture civili per nascondere equipaggiamenti militari e armi da fuoco.