Aung San Suu Kyi incontra Orbán: "Islam e immigrazione ci minacciano"

Il Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi ha incontrato a Budapest il premier magiaro Viktor Orbán. I due leader hanno concordato che una delle maggiori sfide per i loro Paesi è l'immigrazione

Un tempo Aung San Suu Kyi era un vero e proprio idolo per tutto l’Occidente progressista. Premio Nobel per la pace nel 1991 per il suo impegno per i diritti umani e il suo attivismo contro la giunta militare della Birmania (Myanmar), la leader della Lega Nazionale per la Democrazia nel 2008 ha ricevuto la Medaglia d’oro del Congresso degli Stati Uniti, "un meritato onore per una donna straordinaria che ha guidato la lotta per la libertà e la democrazia nel suo Paese". Nel 2011, il regista francese Luc Besson ne ha fatto addirittura un film biografico, intitolato The Lady - L'amore per la libertà mentre l'ex Premier britannico Gordon Brown l’ha apertamente elogiata nel suo volume Eight Portraits come "modello di coraggio civico per la libertà".
Lo spassionato amore occidentale per l’attuale Consigliere di Stato della Birmania, Ministro degli Affari Esteri e Ministro dell'Ufficio del Presidente sembra essersi notevolmente raffreddato dopo violenze perpetrate dall'esercito birmano contro la minoranza musulmana dei Rohingya. Ora Aung San Suu Kyi va a braccetto persino con Viktor Orbán, che ha incontrato a Budapest in un raro viaggio in Europa. Accordo totale fra i due leader su temi come l’immigrazione e la minaccia dell’islam radicale.
Come riporta il Guardian, "i due leader hanno sottolineato che una delle maggiori sfide attuali per entrambi i Paesi e le loro rispettive regioni - il sud-est asiatico e l'Europa - è l’immigrazione", si legge in una dichiarazione rilasciata dopo il loro incontro. Viktor Orbán e Aung San Suu Kyi "hanno notato che entrambe le regioni hanno visto emergere il problema della convivenza con popolazioni musulmane in continua crescita". Un tempo lodata come grande speranza democratica per il Myanmar, scrive sempre il Guardian, Aung San Suu Kyi si è rivelata una profonda delusione per la maggior parte dei governi occidentali.
"Aung San Suu Kyi si è rivelata così incredibilmente lontana dall’essere la beniamina dell’Ue che ora considera l’incontro con Orbán, il paria dell’Europa, come un traguardo importante", ha affermato Phil Roberton, vice direttore Asia di Human Rights Watch. Secondo un rapporto dell’Onu del 2017, i leader militari birmani avrebbero dovuto essere incriminati per genocidio e crimini di guerra contro la minoranza musulmana dei Rohingya, tra cui anche Aung San Suu Kyi che, secondo la commissione Onu, "non ha usato la sua posizione di capo del governo de facto, né la sua autorità morale, per arginare o impedire gli eventi in corso nello stato di Rakhine" contro i Rohingya.
Come ricorda IlGiornale, il mandato politico di Aung San Suu Kyi è iniziato nel 2015. Per le Nazioni Unite, il Myanmar ha perpetrato, nei confronti dei Rohingya, una campagna di pulizia etnica. Accusa che, però, è stata respinta più volte dall'amministrazione attuale. Nel 2018, l'attivista era stata privata della cittadinanza onoraria del Canada per la sua incapacità di parlare e dare ascolto alla minoranza etnica. E, nel marzo 2018, l'US Holocaust Memorial Museum ha tolto il premio destinato a lei, così come Amnesty International le ha revocato il titolo di "Ambasciatore della coscienza". Il fatto è che Aung San Suu Kyi non è mai cambiata, è sempre stata così: sono le organizzazioni progressiste e le cancellerie occidentali ad aver totalmente sbagliato le loro valutazioni.