Polemiche sui servizi: un detenuto aveva previsto la strage di Berlino

Ad agosto scorso un detenuto aveva informato i servizi segreti tedeschi su un attentato a "Berlino e Monaco" a "fine dicembre". E aveva fatto il nome di Anis

Continua a montare la polemica in Germania per gli errori commessi dagli apparati di sicurezza tedeschi. Sono sempre di più, infatti, quelli che accusano il governo di non aver fatto tutto il necessario per fermare Amri e di non aver saputo vigilare su un soggetto così pericoloso. Nonostante la cancelliera tedesca Angela Merkel ieri, facendo visita alla sede della Bka, la polizia federale della Germania, avesse detto di sperare in un "rapido arresto" del sospetto, le forze di sicurezza tedesche non sono riuscite nemmeno in questo. Amri è stato ucciso, infatti, stanotte in Italia, a Sesto San Giovanni, dall’agente scelto della Polizia Italiana, Luca Scatà, che, dopo essere stato aggredito dall’uomo assieme al suo collega Cristian Morio, ha risposto al fuoco, uccidendo Amri.

E la stampa tedesca, ieri, ha lanciato un’altra tegola sui servizi di sicurezza, destinata ad alimentare ulteriormente le polemiche sull’operato dei responsabili della sicurezza in Germania. Secondo un’indiscrezione pubblicata dalla Bild e ripresa da tutti i media tedeschi, già ad agosto i servizi segreti sapevano che uomini legati all’Isis stessero preparando degli attentati a Monaco e a Berlino, per la fine di dicembre.

La soffiata, infatti, era arrivata lo scorso 26 luglio, da un detenuto, Stephan V., prigioniero in un carcere tedesco, il quale aveva comunicato al proprio avvocato con una lettera, che alcuni carcerati detenuti nello stesso penitenziario, di origine algerina e tunisina, che si definivano seguaci dell’Isis, erano impegnati a pianificare attentati in Germania. Il detenuto, nella lettera, riportando quanto ascoltato nelle conversazioni dei magrebini, aveva previsto sia la data degli attacchi, “la fine del mese di dicembre”, sia il bersaglio da colpire, la capitale tedesca. Gli obiettivi degli aspiranti terroristi, secondo quanto scrisse il detenuto erano, infatti, "Monaco e contemporaneamente Berlino". Nessun riferimento, invece, all’utilizzo di camion. L'attacco, sempre secondo la fonte citata dalla Bild, avrebbe dovuto compiersi con “mitragliatrici e granate" provenienti "dalla Bosnia”.

Il legale dell’uomo avrebbe successivamente comunicato le informazioni contenute nella lettera ai servizi segreti. E gli 007 tedeschi presero talmente sul serio la comunicazione, che si recarono direttamemte, a fine agosto, nel penitenziario di Willich per ascoltare il detenuto. Nel colloquio del 23 agosto, scrive il tabloid tedesco, il detenuto avrebbe riferito agli agenti anche diversi nomi ascoltati nelle conversazioni all’interno del carcere. E tra i nomi, ci sarebbe stato anche quello di Anis, un giovane tunisino.

Amri era sotto osservazione della polizia da marzo, per i suoi contatti telefonici con un predicatore iracheno, reclutatore di aspiranti terroristi, arrestato circa un mese fa in Germania. Nelle conversazioni, Amri si era anche offerto come kamikaze. A settembre scorso però, le autorità spengono i riflettori su di lui. Il motivo? Nelle intercettazioni, il ragazzo usava parole confuse, messaggi in codice. "Non vi erano indizi sufficienti a giustificare un arresto", ha affermato una fonte anonima citata dalla stessa Bild. Un errore grossolano, che ha portato al tragico epilogo di lunedì sera.