Birmania, duri scontri tra studenti e polizia

Mano pesante delle forze dell'ordine sui giovani che protestavano contro la riforma dell'università. L'allarme delle Nazioni Unite

Scene da guerriglia urbana a Letpadan, cittadina birmana a nord della metropoli Yangon (capitale del Myanmar fino al 2005). La polizia ha caricato un gruppo di manifestanti che protestava contro una riforma dell'istruzione. Numerosi feriti. Gli agenti hanno disperso anche i giornalisti ma le foto scattate parlano da sole. Le violenze si erano verificate anche la settimana scorsa, con la polizia che, a Yangon, aveva disperso gli studenti radunatisi in una storica pagoda nel cuore della capitale commerciale del Myanmar. I manifestanti eranostati colpiti con bastoni e trascinati via a bordo di auto e camionette della polizia. Secondo fonti raccolte da AsiaNews fra le oltre 30 persone arrestante vi sarebbero anche leader e personalità di primo piano dell'opposizione birmana.

Le autorità temono che la minaccia degli studenti possa estendersi a tutto il paese: avvenne nel lontano 1988, quando chiedevano libertà e democrazia e, da scuole e università, allargarono l'ondata di ribellione. L'ordine fu riportato solo a seguito di una sanguinosa repressione dell'esercito, sfociata nel sangue.

Le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme Myanmar (ex Birmania), dove la situazione del Paese è sempre più grave a causa dei conflitti etnici e politici e degli scontri al confine con la Cina. Un rapporto dell’inviato speciale per i diritti umani, Yanghee Lee, evidenzia che "non ci sono miglioramenti" in merito alle ostilità nei confronti della minoranza musulmana Rohingya e la maggioranza buddista nello stato di Rakhine: "Si rileva un’atmosfera sempre più tesa, densa di paura e ostilità", si legge nel rapporto che esamina soprattutto le violazioni dei diritti umani nello stato alle spese dei Rohinga "che potrebbero causare un effetto domino".

Lo stesso parlamento di Myanmar dovrà esaminare in tempi brevi quattro proposte di legge considerate discriminatorie nei confronti delle donne e che rischiano di inasprire ancora di più la violenza contro le minoranze religiose. "Il governo dovrebbe al contrario focalizzarsi - si legge nel rapporto - sulla popolazione nel suo insieme, giovani e donne soprattutto, per assicurare una nuova generazione che possa lavorare insieme per creare un paese prospero e stabile".