Bloomberg scalda i motori: ​"Valuto corsa alla Casa Bianca"

Alla vigilia del voto in New Hampshire irrompe Michael Bloomberg, che per la prima vota ammette: "Sto valutando di correre per la Casa Bianca"

Il sindaco di New York, Michael Bloomberg

Alla vigilia del voto in New Hampshire irrompe Michael Bloomberg, che per la prima vota ammette: "Sto valutando di correre per la Casa Bianca". Lo fa in un'intervista al Financial Times in cui conferma tutte le indiscrezioni delle scorse settimane, confessando un senso di frustrazione di fronte all'andamento della campagna elettorale. "Valuto tutte le opzioni", afferma il miliardario ex sindaco di New York, a capo di un impero dell'informazione: "Ritengo che l'attuale livello del discorso e della discussione sia banale, e tutto si risolva in un insulto agli elettori". Elettori americani che - a suo dire - "meritano di molto meglio". Intanto Bernie Sanders per i democratici e Donald Trump per i repubblicani stando a tutti i sondaggi si avviano verso una vittoria annunciata nel 'liberal' New Hampshire. Qui si stanno consumando gli ultimi appelli al voto e nuove raffiche di accuse incrociate sotto una bufera di neve, comprese quelle di "sessismo" rivolte da Bill Clinton al senatore del Vermont. Queste primarie sono la seconda tappa nella lunga corsa verso la Casa Bianca dopo i caucus (assemblee di elettori) nel più conservatore e religioso Iowa, segnati dalla vittoria a sorpresa del senatore del Texas Ted Cruz e da quella al fotofinish di Hillary Clinton, e nello stesso tempo dal deludente secondo posto del magnate newyorkese, tallonato ad un punto di distanza dall'emergente senatore della Florida Marco Rubio.

Secondo la media di tutti i rilevamenti fatta dalla Cnn, l'outsider repubblicano rimane saldamente in testa con il 31%, davanti a Rubio con il 15% e Cruz con il 13%. Seguono il governatore dell'Ohio John Kasich all'11% e l'ex governatore della Florida Jeb Bush al 10%, in netta risalita. Le speranze sono ridotte al lumicino invece per il governatore del New Jersey Chris Christie al 5%. In campo democratico Sanders è al 54% contro Hillary al 40%. Ma i sondaggi sono stati spesso smentiti in questo Stato 'imprevedibilè (è tra gli swing State, cioè che cambiano idea facilmente), con una schiacciante maggioranza bianca, un alto numero di 'indipendentì e di indecisi, come confermano anche le liste elettorali nella colonna "non dichiarati" (undeclared). Uno Stato che da quasi mezzo secolo ha la prerogativa di organizzare le prime vere primarie delle presidenziali e la convinzione che "la gente dello Iowa raccoglie il grano, quella del New Hampshire sceglie i presidenti". Una verità solo parziale, come conferma lo stesso Barack Obama (che qui perse contro Hillary) ma è innegabile che spesso una vittoria nel New Hampshire può diventare determinante nella maratona verso la Casa Bianca. Dal 1976 a oggi chi ha vinto la partita d'esordio in New England ha spesso vinto le primarie: 7 volte su 10 tra i Democratici, 8 su 10 tra i Repubblicani. Nel 1992 Bill Clinton era riuscito a trasformare il suo secondo posto in New Hampshire in un successo capace di fornire un forte slancio alla sua campagna, che sembrava destinata al fallimento visto il risultato deludente in Iowa e gli scandali sessuali che l'avevano caratterizzata. Sono gli 'undeclared', insieme agli indecisi che covano soprattutto nel campo repubblicano, a poter fare la differenza, soprattutto alle spalle dei due vincitori annunciati. Mai come prima, infatti, sarà cruciale la distanza degli inseguitori, in uno Stato che ha una spiccata tendenza a sostenere i candidati contro l' establishment politico e finanziario, come Trump e Sanders.

Per Hillary si tratta di ridurre il gap: se lo portasse ad una cifra sarebbe una vittoria, un viatico verso i più favorevoli Stati del sud, ma 20 punti sarebbero più che un campanello di allarme. Tra i Repubblicani, invece, sarà una lotta di mischia per il secondo posto: favoriti i due senatori, con Rubio costretto comunque ad un buon risultato per consolidarsi come candidato dell'establishment del partito. Che le primarie repubblicane diventino un duello solo fra Trump e Cruz spaventa Corporate America, spingendo aziende e uomini di affari di inclinazione repubblicana a pensare l'impossibile: votare per Hillary Clinton. Nelle ultime battute della campagna per le primarie del New Hamphire Bill Clinton ha perso le staffe scagliandosi contro Sanders durante un comizio a Milford, definendo "sessisti" gli attacchi all'ex first lady.

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Commenti

ESILIATO

Mar, 09/02/2016 - 02:35

Ecco i problemi di Bloomberg, che personalmente penso potrebbe essere un ottimo presidente: A- troppo liberale per i conservatori. B- troppo conservatore per i liberali. C- la religione ebraica; cosa che non ha rilevanza nella East Coast o la West Coast, ma il resto USA?? POSITIVO : non e' identificabile con un politico di professione ed il successo di TRUMP , che ha le stesse caratteristiche, puo essere rassicurante. Vedremo.....

ortensia

Mar, 09/02/2016 - 09:30

Chiunque va bene se non si chiama Hillary e Bernie. Trump o Blumberg per la casa Bianca? Sarebbe divertente vedere il combattimento tra i due miliardari.

Ritratto di Ausonio

Anonimo (non verificato)

Raoul Pontalti

Mar, 09/02/2016 - 19:33

Definire chi ha fatto per 12 anni il sindaco di Nuova York un politico non di professione... Per 12 anni la politica e l'amministrazione sono state la professione di Bloomberg, così come chi ha governato una Serbia, piuttosto che un'Austria o una Danimarca (Stati con meno popolazione di Nuova York) ha svolto politica di professione. Un consigliere comunale o anche un deputato di Stato USA può essere ritenuto non professionale, come qualche membro del Congresso che si è fatto eleggere solo per fregiarsene, non chi governa Stati, grandi regioni o megalopoli. Per contro Donald Trump non è un politico: ogni volta che ci provò alle elezioni precedenti fece un buco nell'acqua, e tutte le volte che apre bocca emette sfondoni politici inenarrabili, palatabili per i bananas i quali non governano e vanno in qualche modo governati.