La Cina demolisce l'atelier dell'artista dissidente Ai Weiwei

Le autorità di Pechino sono entrate in azione venerdì per demolire l'atelier dell'artista, famoso per le sue posizioni critiche contro il governo cinese.

Le autorità cinesi hanno deciso ancora una volta di mostrare i muscoli contro Ai Weiwei, l'artista e dissidente politico famoso per le critiche nei confronti del governo della Repubblica popolare. Da venerdì è infatti iniziata la demolizione dello Zuo you: l'atelier principale dell'autore, utilizzato a partire dal 2006 e situato all'interno del distretto artistico di Caochangdi, nella periferia nordorientale di Pechino. È lo stesso Ai a documentare, in alcuni video pubblicati sul suo profilo Instagram, le operazioni di smantellamento della struttura, effettuate senza alcun tipo di preavviso e senza addurre una motivazione precisa, utilizzando un modus operandi identico a quando, già nel 2011, venne distrutto un altro suo studio a Shanghai. Prendendo atto della distruzione ormai in corso, l'artista decide di denunciare l'accaduto lasciando che siano le immagini a parlare per lui, permettendosi soltanto un breve un messaggio di commiato verso quello che era un luogo di creatività: "Oggi, senza alcuna precauzione, hanno iniziato a demolire il mio studio "Zuo you" di Pechino, che è stato il mio principale atelier fin dal 2006. È un edificio costruito sullo stile socialista delle fabbriche della Germania dell'est. Addio".

I video sono inoltre accompagnati dalle immagini di alcune delle opere più importanti realizzate nello studio durante questi ultimi anni, opere che secondo alcune fonti di stampa sono state trafugate approfittando delle operazioni di demolizione. Intervistato dall'Agenzia France Presse, uno degli assistenti personali di Ai Weiwei, Gang Ra, ha dichiarato che nonostante il contratto di affitto dell'edificio fosse scaduto lo scorso anno, sarebbe stato tecnicamente impossibile riuscire a sgomberarlo una volta ricevuta la notifica dell'abbattimento, a causa della grande quantità di opere ancora presenti all'interno, aggiungendo poi di essere stato informato dell'imminente demolizione ma non di quando essa sarebbe iniziata di preciso. Non è ancora del tutto chiaro tuttavia, se questa vicenda sia mirata a colpire esclusivamente l'artista o se invece vada inserita in un contesto più ampio. Già lo scorso anno infatti, le autorità governative rasero al suolo vaste aree della periferia di Pechino, nell'ambito di una campagna statale per la sicurezza degli edifici, dando però in quell'occasione un preavviso di diversi giorni per poter permettere alle persone di sgomberare gli immobili.

Ai Weiwei, che in patria è noto per aver realizzato il cosiddetto "Nido d'uccello", lo stadio dei Giochi Olimpici di Pechino 2008, ha sempre utilizzato la sua arte come megafono per denunciare i problemi del mondo ed in particolare le politiche repressive del governo cinese: dalle ripetute violazioni dei diritti umani fino alla dilagante corruzione della classe dirigente del paese. Nel 2011 venne condannato ad 81 giorni di carcere con l'accusa di evasione fiscale, bigamia, e condivisione di immagini indecenti tramite internet - secondo i suoi sostenitori invece a causa delle sue azioni di protesta contro le autorità - oltre alla revoca del passaporto. Una volta scaduto nel 2015 il divieto di lasciare la Cina, decise di trasferirsi in Europa, dapprima in Gran Bretagna e successivamente a Berlino, dove vive e lavora attualmente.

Commenti

alox

Dom, 05/08/2018 - 23:50

E c'e' gente che ammira questo governo Cinese COMUNISTA. Finche' non si critica, finche' non ti opponi alla dittatura, alla corruzione va' tutto bene...I problemi iniziano quando ti opponi come Ai Weiwei.