Corea del Nord, ambasciatore scomparso ha lasciato l'Italia

Jo Song Gil, il diplomatico nordcoreano in Italia svanito nel nulla lo scorso novembre, avrebbe lasciato Roma e si troverebbe in un posto sicuro. Ma la vicenda è ancora avvolta nel buio

L'ambasciatore della Corea del Nord in Italia che era sparito nel nulla lo scorso novembre avrebbe lasciato l'Italia e al momento si troverebbe sotto protezione in un luogo sicuro.

A tornare sulla vicenda diplomatica è Yonhap, l'agenzia di stampa sudcoreana che cita fonti dello spionaggio di Seul. Al termine di un incontro a porte chiuse con Suh Hoon, direttore del National Intelligence Service della Corea del Sud (Nis), il rappresentante politico del partito Liberty Korea Party, Lee Eun Jae, ha detto che Jo Song Gil, l'uomo che ha fatto perdere le sue tracce, “ha lasciato l'Italia ed è protetto da qualche parte”, senza dare ulteriori dettagli.

La vicenda di Jo Song Gil è ancora immersa nell'oscurità e non ci sono elementi che consentono di fare chiarezza. Nella versione più accreditata, l'ormai ex funzionario avrebbe fatto perdere le sue tracce insieme alla moglie lasciando l'ambasciata nordcoreana a Roma in quella che sembrerebbe essere una fuga per chiedere una domanda di asilo in un paese terzo. Non sono mai arrivate conferme né smentite.

Una vicenda ancora da chiarire

Ci sono però più versioni che provano a spiegare l'accaduto. Secondo alcuni, come detto, Jo sarebbe fuggito per ripararsi in un posto sicuro, lontano da Pyongyang; per altri il diplomatico sarebbe stato addirittura rapito dal suo governo mentre, per altri ancora, il 44enne avrebbe semplicemente terminato il suo mandato, in scadenza lo scorso 20 novembre, e sarebbe tornato a casa.

In ogni caso, l'agenzia di spionaggio sudcoreana ha avvalorato la prima ipotesi e ha aggiunto che la Corea del Nord condurrà quasi sicuramente ulteriori lanci di missili nel mese di agosto, prima di riprendere i colloqui di denuclearizzazione con gli Stati Uniti.

Commenti

Mborsa

Gio, 01/08/2019 - 11:53

Questa vicenda era stata trattata per il presunto rimpatrio forzato della figlia, di cui non si fa cenno.