Daniel e Leonardo, "soldati soli": "Noi, italiani al fronte per Israele"

Uno ha 20 anni e viene da Roma. L'altro, 25, da Milano: "Le nostre famiglie vivono nell'ansia, ma è giusto così"

Dietro di loro il campo è punteggiato di colonne di fumo. Non sai se è stata una cannonata oppure una delle mille trappole preparate da Hamas, tonnellate di esplosivo nelle case e sotto terra; depositi di missili; gallerie che saltano per aria, quelle che con un piano strategico Hamas aveva scelto di usare per attaccare Israele con le sue unità terroriste. Così è la guerra di terra, ragazzi di 19, 20 anni s'inoltrano a Gaza e affrontano la battaglia, e la morte, per distruggere le armi di Hamas. Ogni tanto prendono fiato per qualche ora, ed è così che riusciamo a parlare con due soldati molto speciali perché sono italiani, della specie dei «soldati soli» che vengono per servire e lasciano i genitori a rodersi d'ansia a casa. I nostri due hanno dato un abbraccio alla mamma a Milano e a Roma e sono venuti convinti che valga la pena rischiare la vita, da noi un concetto quasi inesplicabile. Chi scrive ricorda che durante una lezione di storia mediorientale alla Luiss di Roma chiese ai ragazzi chi di loro avrebbe rischiato la vita per il proprio Paese: nessuno assentì, proprio nessuno.

I nostri due soldati si chiamano Leonardo, 25 anni, e Daniel, 20enne arruolato in Marina. Daniel è romano di origine livornese, la passione del mare l'ha nel sangue: «Adesso, dalla mia nave sorvegliamo e pattugliamo la costa di Gaza, controlliamo chi entra e chi esce, evitiamo che escano terroristi per attaccare le coste di Israele. È un compito fondamentale, il mare non ha confini sorvegliati, è senza fine, ci vogliono un allenamento perfetto e un'attenzione totale. A volte siamo bersagliati di razzi dalla riva e da altri battelli, allora hai un momento di paura, però ti mordi le labbra e pensi a quando tornerai in porto, e con i tuoi compagni riparlerai dell'accaduto, mangerai, forse potrai finalmente dormire, starai insieme agli amici, questo ti compensa di tutto, l'incredibile vicinanza fra di noi». Leonardo è laureato in filosofia al San Raffaele di Milano, poi ha preso un master all'Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze, a Roma. È appena finito il corso che il suo futuro l'ha visto solo in Israele e poi nell'esercito, e poi, ancora, nei Golani: «L'unità dei miei sogni, prove di ammissione e corsi molto difficili. All'inizio mi chiedevano se ero venuto perché avevo preso una botta in testa, ma adesso siamo un tutt'uno». Leonardo è appena uscito da Gaza: «Sono sporco, con gli abiti puzzolenti, gli occhi mi si chiudono, la mia ragazza mi lascerebbe subito se mi vedesse ora». Deve sistemare la sua attrezzatura (fucile, zaino, abiti) per essere pronto alla prossima missione. Non sa quando rientrerà, ma può capitare in ogni minuto. Essere un Golani è il mito di ogni israeliano, l'unità su cui si cantano canzoni epiche, in cui si è uno per l'altro ignorando l'ombra della morte. Dietro di lui tre settimane di giornate e nottate senza soluzione di continuità: «Dall'inizio dell'operazione non dormo in un letto, le ore di sonno non sono mai più di tre o quattro». Ma Leonardo non vuole parlare di sé: gli brucia spiegare di affrontare un nemico senza scrupoli nell'uso della sua gente: «Ho avuto l'impressione che i cittadini di Gaza siano autentici schiavi. Ho visto case in cui la camera dei bambini è adornata con fotografie dei terroristi, cartine da cui è cancellata Israele, stelle di Davide trasformate in svastiche, depositi di armi. Non un segno di umanità, di pace - dice desolato - Hamas è vile. Abbiamo fermato il fuoco molte volte perché un terrorista si copriva con un bambino, o perché comparivano donne e vecchi. Dietro arrivano i terroristi. Prima di entrare in azione tuttavia l'ultima indicazione che ti dà il comandante è di non puntare il fucile su chi non è armato, condividere il tuo stesso cibo e la tua acqua con chi non ha da mangiare o da bere, fermare tutto se appare un bambino». Due dei migliori amici di Daniel, Shon di 19 anni e Jordan, 22, il primo venuto da Los Angeles, il secondo da Parigi, per combattere, sono stati uccisi: «Jordan era fidanzato con la gemella della mia fidanzata. Sì sappiamo che la morte è una possibilità, ma non ci si pensa, io sto bene con i miei compagni» dice Daniel. La mia famiglia sta in pensiero, telefono ogni volta che arrivo in porto, circa due volte a settimana. Quelli che non capiscono cosa stiamo facendo devono venire per un paio di giorni a Ashkelon o in un kibbutz con scoppi, sirene, distruzioni, dove la gente non può uscire, i bambini devono restare nel sottosuolo, le famiglie non hanno più lavoro.. C'è un Paese che deve essere salvato, io sono qui per questo». A 20 anni? Leonardo ha una sua risposta: «Chi non si fida dei giovani dovrebbe dare un'occhiata da queste parti, la vita è nelle mani dei ragazzi. Il mio comandante ha 20 anni, ha perso il padre in un attentato, è una persona di un equilibrio e di un senso di responsabilità assoluti. Ieri eravamo in Libano, ora a Gaza, il compito è sempre grande, difendi un popolo che ti ama e ti rispetta. Persino i miei genitori, che mi mancano, sanno che qui la denominazione «chaial boded», «soldato solo», è sbagliata. Posso bussare ora alla porta di un kibbutz, chiedere di fare una doccia e dormire un po': si precipiterebbero in cucina, preparerebbero le cose migliori e mi riempirebbero di regali».

Commenti

antonioball73

Ven, 01/08/2014 - 09:58

visto che dai vostri carnefici nazisti avete appreso l' arte di costruire campi di concentramento,l'arte del genocodio e quella dell'occupazione militare,perche' non dare uno sguardo anche alle tecniche di propaganda di goebbels?,visto che quelle della nirenstein sono di bassissimo livello?ma fate in fretta perche' il mondo si sta svegliando.il trucchetto "israele ha diritto di difendersi" non funziona piu'.la distinzione tra le brave persone ebree e gli appartenenti al regime sionista e' sempre piu' evidente agli occhi del mondo 1 invio

base211

Ven, 01/08/2014 - 11:44

questi due personaggi andrebbero espulsi dall'italia all'istante. Non vorrei correre il rischio che tipi come questi assumano cariche pubbliche importanti. Quali interessei difenderebbero nel caso l'interesse italiano non coincida con quello del regime sionistico. Altro che conflitto di interessi.

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Ven, 01/08/2014 - 11:50

Ulteriore conferma del fatto che gli ebrei sono prima di tutto ebrei; la nazionalità che assumono non ha alcun peso.

mauriziosorrentino

Ven, 01/08/2014 - 14:55

Scusate perché non dare pari dignità anche a chi stà dall'altra parte?Vorrei un articolo di controcanto con dei giovani Palestinesi. M.S.

lorenzo464

Ven, 01/08/2014 - 14:59

a soggetti simili andrebbe revocata immediatamente la cittadinanza italiana, un italiano può (e deve, in certi casi) combattere per il proprio paese, non per altre nazioni (siano Israele e un'altra è lo stesso..).

Labronico-bis

Ven, 01/08/2014 - 18:14

Questi ragazzi SONO EROI. Difendere la causa di Israele contro il dilagare del terrorismo è quanto di più nobile si possa fare. Alla faccia di tutti quelli che odiano ISRAELE

Labronico-bis

Ven, 01/08/2014 - 18:14

Questi ragazzi SONO EROI. Difendere la causa di Israele contro il dilagare del terrorismo è quanto di più nobile si possa fare. Alla faccia di tutti quelli che odiano ISRAELE

Linucs

Ven, 01/08/2014 - 21:15

Già dal titolo intriso di retorica avevo indovinato che dietro c'era la solita Nirenstein, e ne ho avuto la conferma dopo aver letto l'ennesima apologia della "dual loyalty." Triste ma condivisibile questa costante propaganda dei "compari", quelli che "siamo tutti una famiglia", "soli contro il mondo che ci odia", eccetera, peccato che quando esce dalla bocca d'altri spunta sempre fuori puntualmente l'accusa di razzismo o xenofobia (e di solito sempre dalla bocca dei compari di cui sopra). Trovo poi pericoloso che questi individui votati alla superiorità razziale vengano addestrati all'uso delle armi e poi reintrodotti in Italia, dove magari potrebbero occuparsi di far fuori il prossimo Vanunu di passaggio. Tempi inquietanti sui quali sarebbe bene vigilare, facendo tesoro del passato.

Klotz1960

Ven, 01/08/2014 - 21:46

E rimaneteci, possibilmente senza tornare. Buon sterminio di civili e saluti al ghetto di Varsavia.

Aleramo

Ven, 01/08/2014 - 22:20

Giovani che mettono in gioco la loro vita per un ideale e che nel fare ciò riescono a entrare in un'unità di élite del miglior esercito del mondo meritano la nostra ammirazione e il nostro rispetto. Gli omuncoli che dal divano del loro salotto hanno inviato i meschini commenti precedenti possono continuare a rotolarsi nel loro bilioso livore, rimarranno solo degli insignificanti perdenti di cui nessuno saprà mai cosa farsene.

andrew99

Ven, 01/08/2014 - 23:15

Due giovani, cittadini italiani per nascita, che vanno a combattere una guerra sotto bandiera di un altro paese. Dalle mie parti si chiamano mercenari.......

forbot

Ven, 01/08/2014 - 23:19

Io ancora mi meraviglio per quella parte di miei connazionali che continuano a conservare odio e rancore verso Israele, nonostante questi abbiano subìto nell'ultimo conflitto, oltre cinque milioni di morti, senza aver mai dichiarato guerra. Ora che sono rientrati nella terra, che già fu, dei loro padri; non gli viene permesso ancora di vivere in pace, perchè ci sono dei vicini, chi li ha frequentati e conosciuti, sono abbastanza impicciosi dicono a Napoli. I rapporti fra israeliani e palestinesi, secondo il mio parere che comunque non conta nulla, non ci sarà mai pace perchè sono come cani e gatti, proprio di natura opposta e sul territorio sul quale vivono, insieme non ci staranno mai. Bisognerà che si studino altre possibilità, chiaramente non stà a me indicare. Ma dovessi dare una preferenza a chi vorrei che quel territorio appartenesse, non avrei dubbi nel dire ad ISRAELE.- Questi anche il deserto sono capaci di rendere fertile, quella terra è il paradiso in terra ove scorre latte e miele......

sony111

Sab, 02/08/2014 - 06:47

2 grandi EROI rispetto e devozione, lottano per la liberazione totale della terra di ISRAELE dai occupanti abusivi palestinesi

emmea

Sab, 02/08/2014 - 09:10

Si può anche dissentire, criticare e magari anche disprezzare chi, discendendo da una tribù di Israele e avendo un tasca un passaporto italiano, lascia casa e famiglia e va a combattere insieme ai suoi fratelli ebrei per difendere la “terra, promessa” da Dio ai loro avi (su cui hanno vissuto fino a circa duemila anni fa prima che fossero dispersi nel mondo). Come credente considero una cosa straordinaria il fatto che a distanza di duemila anni questa gente, sebbene divisa, che ha vagato nel mondo perseguitata di continuo, abbia conservato integro il loro essere una Nazione, accomunati strettamente da tradizioni, da una lingua, da una stessa religione pur essendo lontani dal territorio dei loro avi. Forse il segreto sta tutto lì: hanno sempre considerato “loro” quel lembo di terra ed ora che ce l’anno lo difendono con le unghie e con i denti. Ma quello che sfugge o che si fa finta di non vedere, è un’altra cosa detta nell’articolo: è il fatto che (secondo l’autrice) a una precisa domanda fatta a giovani italiani sulla loro predisposizione a rischiare la vita per il proprio paese, nessuno si sia detto disponibile. Secondo voi perché a una domanda così secca fatta a bruciapelo, quei giovani della Luiss hanno risposto in quel modo? Io una possibile risposta ce l’avrei ma potrei sbagliarmi. Secondo voi?.....

Ritratto di Omar El Mukhtar

Omar El Mukhtar

Sab, 02/08/2014 - 17:21

Dunque Leonardo ha preso un master all'Istituto Superiore Interforze dello Stato maggiore a roma (ovviamente a spese dei contribuenti italiani) e poi di corsa a mettere le sue conoscenze al sevizio di Israele. E nessuno degli asini che ragliano contro mare nostrum raglia contro questo stronzo!

Marino78

Sab, 02/08/2014 - 22:01

Se seguiamo la logica israeliana secondo la quale Israele e' uno stato ebreo e solo per ebrei allora l'Italia dovrebbe essere solo per cattolici romani e gli ebrei dovrebbero lasciare l'Italia !

Marino78

Sab, 02/08/2014 - 22:02

Se seguiamo la logica israeliana secondo la quale Israele e' uno stato ebreo e solo per ebrei allora l'Italia dovrebbe essere solo per cattolici romani e gli ebrei dovrebbero lasciare l'Italia

Claudio Antonaz

Dom, 03/08/2014 - 00:09

Fiamma Nirenstein dovrebbe chiarire due punti. Il primo punto riguarda l'identità nazionale e il patriottismo dei due "italiani" volontari, precisando anche il senso che noi dobbiamo dare all'espressione "per il proprio paese". L'altro è l'uso ambiguo e ingannevole di quel "da noi" che la giornalista usa in riferimento all'Italia. Scrive Fiamma Nirenstein: "I nostri due hanno dato un abbraccio alla mamma a Milano e a Roma e sono venuti convinti che valga la pena rischiare la vita, da noi un concetto quasi inesplicabile. Chi scrive ricorda che durante una lezione di storia mediorientale alla Luiss di Roma chiese ai ragazzi chi di loro avrebbe rischiato la vita per il proprio Paese: nessuno assentì, proprio nessuno." Punto primo da chiarire: "Il patriottismo dei due 'italiani' che vanno a combattere per il 'proprio' paese." La Nirenstein parlandoci di questi due giovani partiti dal nostro paese, l'Italia, di cui sono cittadini e in cui immagino sono nati da genitori nati ugualmente nella Penisola, e andati a combattere come volontari nell'esercito israeliano in Palestina, ci dice in sostanza: Vedete, questi due invece non sono come gli italiani, perché fanno eccezione, eccome, alla regola italiana del non voler rischiare la vita per il proprio Paese. Oso aggiungere: Peccato, proprio peccato che il Paese per il quale essi combattono non sia l'Italia… Infatti – io mi chiedo - questi due non sono forse da considerarsi "Italiani"? Ma vedo che con questa mia ultima frase tradisco una grande ingenuità… Punto secondo da chiarire: "Da noi". "Da noi un concetto quasi inesplicabile" ha scritto Fiamma Nirenstein, usando un "da noi" che equivale a "da noi, in Italia". In realtà quel "da noi" è profondamente ambiguo perché è usato dalla Nirenstein in riferimento alla propria identità di italiana. Un'"italiana" un po' particolare che celebra il patriottismo, non certo italiano, di due "italiani" che sono come lei… Non c'è che dire: per riuscire a scrivere articoli convincenti, Fiamma (non certo una fiamma tricolore) Nirenstein dovrebbe dar prova di maggior abilità nel suo gioco dei bussolotti, che sono tutti vuoti meno uno, ben pieno.

Ritratto di giuseppe zanandrea

giuseppe zanandrea

Dom, 03/08/2014 - 06:23

Traditori del proprio Paese . A questo punto lo Stato Italiano dovrebbe negare loro il permesso di rientro. Mi pare(?) che esista una norma al riguardo...." prestare servizio militare alle dipendenze di uno Stato estero...! comporta di diritto la perdita della cittadinanza di origine. a MENO CHE COSTORO NON SIANO APOLIDI o cittadini israeliani, nel qual caso non si capisce come possano essere ammessi a "corsi di perfezionamento" del Miniastero della difesa!! Ciò considerato attendo che vi sia qualche cittadino palestinese (magari filo-Hamas) che ci faccia sentire l' altra campana, anch'essa edificante, sui martiri che si fanno esplodere tra la gente, militari o civili poco importa, per la causa loro e nel nome di Allah!

dadbabbel

Dom, 03/08/2014 - 20:13

Daniel è romano di origine livornese: «Adesso, dalla mia nave sorvegliamo e pattugliamo la costa di Gaza, controlliamo chi entra e chi esce, evitiamo che escano terroristi per attaccare le coste di Israele e quando questi non ci sono ci divertiamo a sparare ai bambini palestinesi che spensierati giocano sulla spiaggia, e ne ammazziamo tre quattro per volta! Noi nati altrove (Roma, Milano, Kiev ecc) ci divertiamo ad arruolarci nel esercito israeliano e nel uccidere fanciulli innocenti nati cresciuti in terra palestinesi da genitori e nonni palestinesi... Torna a casa Lassie!!

Pitocco

Ven, 13/02/2015 - 01:50

@lorenzo464 Quello che forse non sai è che gli ebrei, in particolare i sionisti, fanno atto di giuramento (Alah in ebraico), ma una volta all'anno ripudiano quanto promesso nel giuramento stesso.