Draghi invoca l'unione dei capitali: a rischio pensioni e imprese

Mario Draghi spinge per l'unione del mercato dei capitali, ma non ci sono benefici per i cittadini europei

La BCE invoca maggiore integrazione finanziaria. Nonostante la crisi del 2007/2008 abbia dimostrato al mondo come una maggiore interconnessione finanziaria possa creare effetti a catena devastanti, l’Europa ripete il mantra dell’integrazione. Il Presidente della BCE Mario Draghi è infatti impaziente di poter creare “finalmente” l’unione del mercato dei capitali europei. “L’integrazione finanziaria è imprescindibile per la moneta unica”, così ha dichiarato il capoccia della banca con sede a Francoforte. Secondo Draghi le prime basi per quest’unione finanziaria sono già state gettate con la creazione, ancora embrionale, dell’unione bancaria europea.

Su questo progetto ci sta lavorando la Commissione europea, che nel settembre 2015 aveva pubblicato un primo piano d’azione. Le dichiarazioni di Mario Draghi non arrivano in un momento casuale. Il Presidente della BCE si sente infatti circondato su più lati da minacce alla sua moneta unica. Trump, Marine Le Pen e l’ultimo studio condotto da Mediobanca sembrano dimostrare il fallimento del progetto euro. Draghi e il suo team di eurocrati vogliono spingere sull’acceleratore di una più ampia unione finanziaria così da rendere un’eventuale eurexit ancor più difficoltosa. Ci sono però alcuni indizi, nemmeno troppo velati, che rivelano come sia l’unione bancaria che quella dei capitali sia un fallimento per l’Europa.

La decantata Banking Union, che ha iniziato i lavori nel dicembre 2014, pare aver fallito su tutti i fronti. Il sistema bancario europeo ha infatti sofferto enormemente della presenza di una Vigilanza unica esterna. La stessa infatti ha il compito di far rispettare uno standard unico per tutte le banche dell’Unione, diversissime ovviamente le une dalle altre. L’effetto della Vigilanza per le banche è lo stesso che ha avuto il Fiscal Compact sugli Stati. Le continue richieste di ricapitalizzazione, dovute al mancato rispetto degli standard di bilancio europei, hanno infatti allontanato azionisti e investitori dalle banche. L’indice Euro Stoxx Banks, che indica la salute finanziaria delle banche, è crollato da 156 punti nel maggio 2015 a poco più dei 100 punti attuali. Nel maggio 2007 l’indice arrivava a oltre 400 punti. Nella sola Italia la capitalizzazione bancaria ha perso più di 50 miliardi di euro dopo la nascita della Banking Union.

Non migliore effetto dovrebbe avere l’unione del mercato dei capitali, invocata oggi da Draghi. Nel documento di presentazione a firma della Commissione si poteva leggere che “l’Unione dei mercati dei capitali, uno dei pilastri del piano di investimenti, mira ad affrontare con determinazione la carenza di investimenti, ampliando e diversificando le fonti di finanziamento per imprese e progetti a lungo termine in Europa”. Una diversificazione che viene spiegata meglio all’interno dell’action plan. Nel documento ufficiale viene infatti calcolato l’impatto che potranno avere i fondi di pensioni private e i fondi di riserva delle pensioni pubbliche sul mercato dei capitali. Sembrerebbe dunque che questa Capital Market Union voglia attingere a questa quantità ingente di risorse economiche per far funzionare il sistema finanziario. Sono 10 i trilioni di euro disponibili da questi fondi. Ecco dunque il trucco di Mario Draghi e della sua squadra di eurocrati. I risparmi di milioni di lavoratori europei per dare ossigeno al sistema finanziario, in vista chissà di una nuova bolla.

La Capital Market Union non è poi nemmeno favorevole alle piccole e medie imprese, come le fonti ufficiali europee vorrebbero farci credere. Le PMI infatti, non avendo più praticamente accesso al credito bancario, diventerebbero dipendenti di investitori esterni al Paese. L’accesso al credito sarebbe dunque caratterizzato da un’alta volatilità e incertezza, considerato l’andamento incostante del mercato finanziario europeo. Inoltre l’attuale crisi occupazionale europea non è attrattiva per gli investitori che, come primo dato, guardano sempre al tasso di occupazione. La richiesta di Draghi non è dunque altro che un ultimo rigurgito di integrazione in vista di un ormai verosimile collasso del sistema euro.