In Turchia due politici dell'Akp sono caduti uccisi dal Pkk

Salgono a tre i casi in pochi mesi: gli omicidi sono stati rivendicati dal Pkk

Sostenitori dell'Akp sventolano bandiere a un comizio per l'anniversario della Conquista di Istanbul

Continua a mietere vittime la guerra tra Ankara e l'autonomismo curdo del Pkk, organizzazione considerata tanto dalla Turchia quanto dagli alleati occidentali di Erdogan una sigla del terrorismo.

Una guerriglia trentennale, che è ripresa nel luglio 2015, continua a fare morti da ambo le parti, con almeno 2.107 vittime confermate da dati verificati dall'International Crisis Group: civili, militari, militanti del Pkk e oltre 200 giovani "di affiliazione sconosciuta".

Molti gli attentati, soprattutto nella regionale sud-orientale della Turchia e in massima parte condotti contro obiettivi militari o legati alle forze dell'ordine. Non sono mancate tuttavia vittime tra i civili e negli ultimi due giorni due funzionari dell'Akp, il partito di maggioranza guidato dal primo ministro Yildirim, sono caduti vittime di omicidi mirati.

In entrambi i casi è arrivata una rivendicazione da parte del Hpg, l'ala militare del Partito dei lavoratori curdo (Pkk). Nel primo omicidio è rimasto ucciso Aydin Mustu, vice-presidente per il distretto di Ozalp, nella provincia di Van.

Poi Deryan Aktert, presidente per il distretto di Dicle, è stato ammazzato alla pompa di benzina che gestiva, intorno alle 10.30 locali. Ma i due omicidi, che si sono consumati tra il 9 e il 10 ottobre, non sono il primo caso in cui uomini legati al partito di governo sono finiti nel mirino della guerriglia.

A metà settembre anche Ahmed Budak, che l'Akp aveva candidato alle elezioni ad Hakkari, era rimasto ucciso nel distretto di Şemdinli, appena fuori casa. Anche in questo caso una rivendicazione era arrivata, con la fima del Pkk.

Difficile pensare solo a una piccola catena di coincidenze, che possa spiegare la morte dei tre uomini: civili e tutti appartenenti ai ranghi del partito di Erdogan.

Si trova in una recente intervista a Cemil Bayik, co-leader del Pkk, una possibile risposta. "Se mi cambiassi questi abiti per dei vestiti da civili - aveva detto a Fréderike Geerdink, giornalista cacciata dalla Turchia perché accusata di simpatie per la guerriglia -, ciò mi renderebbe un civile? Non credo proprio".

"Gli attacchi contro funzionari dell'Akp - ha detto in parlamento ad Ankara il premier Binali Yildirim, parlando ai suoi - mostrano che la organizzazione terroristica ha dato il via a un nuovo periodo di odiosi attacchi".

"Chi commette omicidi politici che prendono di mira gli amministratori dell'Akp - hanno commentato i leader del Hdp, partito che si concentra sulla questione curda, spesso accusato di rapporti ambigui con il Pkk - non può citare ragioni legittime. Non può essere una ragione per finire uccisi".