Ecco perché il socialista Morales ha consegnato Battisti all'Italia

La cattura e l'estradizione in Italia di Cesare Battisti ha lasciato strascichi in Bolivia dove il presidente Morales viene accusato di essersi "venduto" a Salvini e alla "grande destra mondiale". Gas e diplomazia alla base dell'estradizione

La consegna all'Italia di Cesare Battisti è "un regalo alla rete della destra mondiale" da parte del "venduto" presidente Evo Morales è la notizia del giorno in Bolivia. Il piccolo Paese sudamericano è stato travolto da un'insolita ondata di visibilità dopo la cattura e l'estradizione in Italia dell'ex terrorista dei Pac. Morales, al terzo mandato da presidente a La Paz e forte di uno straordinario consenso all'interno del Paese che guida ormai dal gennaio 2006, in queste ore sta facendo i conti con la pioggia di critiche che gli sono piovute addosso da una fetta notevole dell'opinione pubblica che, negli ultimi 14 anni, ha votato a valanga il Movimento per il Socialismo, di cui Morales è leader dal 1998. Il presidente boliviano "ha lasciato le impronte del suo governo sulla cattura di Battisti", ha scritto il giornalista e commentatore brasiliano Ricardo Noblat, attirandosi gli strali di diversi suoi compagni di partito.

Perché lo ha fatto? Il presidente boliviano ha fatto della lotta al capitalismo, all'imperialismo e al neo-liberismo i suoi cavalli di battaglia. Agli occhi della maggior parte dei suoi sostenitori, consegnare all'Italia e a Salvini un Battisti impacchettato con la carta regalo ha avuto un solo significato: rinnegare i valori fondanti dell'ideologia socialista su cui negli anni 2000 si è retta la Bolivia. Morales è tra gli ultimi superstiti di quell'ondata rossa che aveva travolto l'America Latina finendo per contagiare quasi tutto il continente. Vedi il Brasile, passato nel giro di poco tempo dal socialista Lula al sovranista e populista Bolsonaro. Alla cui cerimonia di insediamento Morales aveva presenziato spiegando la sua decisione in un tweet dove si leggeva: "Bolivia e Brasile sono vicini per la vita. Pur rispettando le nostre differenze abbiamo l'obbligo di lavorare insieme a beneficio dei nostri Paesi".

Altro che sincera amicizia. Secondo gli esperti di geopolitica, dietro all'omaggio di Morales al suo teoricamente nemico Bolsonaro ci sarebbero motivi economici. La Bolivia esporta quasi metà del suo gas in Brasile sulla base di un contratto ventennale in scadenza nel 2019. L'accordo andrà rinegoziato, cosa non facile date le differenze ideologiche che separano i governi dei due Paesi. Ma Morales è ottimista e ora, dopo avere incassato il via libera della Corte Suprema alla sua terza ricandidatura (le nuove elezioni sono in programma ad ottobre), El Indio - questo il suo soprannome - punta alla riconferma.

Ma non c'è solo il gas. Il presidente della Bolivia, infatti, gioca la sua partita su due tavoli. C'è la questione gas, certo, e ad essa è collegato il destino dell'ex presidente Gonzalo Sanchez de Lozada, che da anni è rifugiato negli Stati Uniti. De Lozada, detto Goni, nel 2003 si ritrovò da presidente a fronteggiare la "guerra del gas". Da una parte il popolo boliviano che chiedeva che i proventi della vendita del gas rimanessero in loco, dall'altro le compagnie estere che arrivavano per estrarlo. Lo scontro divenne guerriglia, nota come il massacro di ottobre in cui morirono 60 persone. A quel punto, odiato dai Boliviani, a Goni non rimase altro che scappare. Ad accoglierlo furono gli Stati Uniti, in cui da allora gode dello status di rifugiato politico. Sì, ma ancora per quanto?

Nella campagna elettorale che lo portò al potere per la prima volta, Morales promise ai suoi elettori che avrebbe fatto di tutto per riportare in patria de Lozada. Durante il suo secondo mandato, El Indio si vide respingere la richiesta di estradizione dagli Usa (presidenza Obama) mentre la seconda richiesta, presentata nel 2016, attende ancora una risposta. L'anno prima, in occasione della restituzione al Perù di un imprenditore peruviano - Martin Belaunde - accusato di corruzione, Morales disse a chiare lettere: "Dovete sapere che la Bolivia non sarà un rifugio per corrotti e delinquenti. Non confondete Evo Morales con Barack Obama, nè la Bolivia con gli Stati Uniti". Parole di fuoco in base alle quali Morales non avrebbe mai potuto dare ospitalità a Battisti. Restituendo il quale El Indio spera di accreditarsi agli occhi della comunità internazionale - e degli Usa - come partner affidabile.

Commenti
Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Mer, 16/01/2019 - 11:00

questo indio è un amico della Italia..bene.