Egitto, l'attivista Alaa Abdel Fattah rilasciato con altre due persone

Condannato a 15 anni in absentia con altri 24 per avere partecipato a una protesta non autorizzata, Alaa Abdel Fattah sta affrontando l'Appello

La famiglia di Alaa Abdel Fattah festeggia la notizia della liberazione

In carcere da giugno, quando era stato condannato a quindici anni in absentia insieme ad altre ventiquattro persone, accusate di avere organizzato una protesta non autorizzata e aggredito un poliziotto, il blogger e attivista egiziano Alaa Abd El Fattah è stato liberato oggi, insieme a Mohamed Nouby e Wael Metwalli.

I tre, che hanno intentato un processo d'Appello contro la sentenza, sono stati rilasciati dietro pagamento di 5000 sterline egiziane di cauzione, una cifra che ammonta a circa 540 euro.

Secondo quanto scrive la stampa egiziana, il giudice chiamato a presiedere il caso ha lasciato il suo posto, probabilmente dietro richiesta della difesa. In un'udienza il 10 settembre scorso, l'accusa aveva presentato come prova contro Alaa Abd El Fattah un video privato che mostrava la moglie, Manal Hassan, che nulla aveva a che fare con il caso.

Ad agosto, Alaa aveva lanciato uno sciopero della fame al quale si erano uniti diversi detenuti, ma anche giornalisti e attivisti, per protestare contro la controversa legge che in Egitto può portare al carcere per avere organizzato proteste non autorizzate. L'autorità delle carceri continua a negare che nelle celle ci siano prigionieri in sciopero della fame.

Alcuni giorni prima della decisione di lanciare lo sciopero della fame, il padre di Alaa, l'avvocato Ahmed Seif al-Islam, era entrato in coma per complicanze dovute a un'operazione. Alaa e la sorella Sanaa, anche lei in carcere, avevano potuto visitarlo soltanto quando non era più cosciente. Nei giorni successivi Ahmed Seif è morto. Le autorità carcerarie hanno concesso ai due di uscire di cella per partecipare al funerale e a una commemorazione.

Alaa, attivista come il padre e le sorelle, ha subito negli anni diversi arresti, finendo in carcere sotto Mubarak, ma poi anche durante la presidenza di Mohammed Morsi e ora con Al-Sisi. A marzo di quest'anno era stato rilasciato dopo quattro mesi trascorsi in carcere, per la stessa accusa per cui è poi stato condannato a giugno.