Evasione da film del re dei narcos: "El Chapo" usa tunnel nel bagno

Joaquìn Guzmàn è alla guida del cartello più pericoloso del Messico, quello di Sinala

Non l'avrà scavato con il cucchiaino della mensa come nei cartoni animati della Walt Disney. Ma la fuga dal carcere di massima sicureza di Puenta Grande, in Messico, del re dei narcotrafficanti ha qualcosa di spettacolare. Che molti credevano possibile solo nell'immaginazione. Joaquìn Guzmàn, invece, è riuscito a evadere attraverso un lungo tunnel sotterraneo scavato sotto le fondamenta della prigione e fatto sbucare nei bagni.

Non è la prima volta che il boss del cartello di Sinaloa, il più pericoloso del Messico, riesce a sfuggire alla giustizia messicana. La prima volta nel 2001, quando Guzmàn - detto "El Chapo" - evase nascondendosi nei cesti della lavanderia che lasciavano il carcere. Anche in quell'occasione una fuga degna di nota, ma forse meno di quella che ieri lo ha riportato alla libertà. "El Chapo" era stato arrestato nel 2014, e le autorità si erano dette certe che non sarebbe riuscito a beffarli ancora.

Si sbagliavano. A scavare il lungo tunnel sotto il carcere sono state le talpe di Sonora, persone esperte in materia grazie alla loro esperienza nella costruzione di tunnel tra il confine americano e quello messicano per permettere il passaggio della droga negli Usa. Una volta conlcusi gli scavi, Guzmàn avrebbe ricevuto il via libera per dare inizio all'operazione di fuga.

Intorno alle 8 del mattino è andato in bagno, controllato dalle telecamere. Una volta entrato, però, non ne è mai uscito. Capendo che qualcosa non andava, le forze dell'ordine si sono fiondate sul posto per capire cosa fosse successo ed hanno trovato un'apertura sul pavimento di 50 centimetri per 50. Un tunnel piccolo, ma sufficiente e far passare il re dei narcotrafficanti, una delle persone più ricche del Messico con circa 1 miliardo di patrimonio stimato. Dal foro sul pavimento del bagno Guzmàn ha raggiunto con una scala una galleria, dotata i tubi per l'areazione e di una rotaia di quelle utilizzate nelle miniere per portare via la terra scavata.

Joaquìn Guzmàn ha così attraversato tutto il tunnel fino ad arrivare ad un campo di mais lì vicino dove era atteso dai complici. Di certo il narcotrafficante non può aver fatto tutto da solo. La polizia, infatti, ha ora messo sotto indagine 18 dipendenti del penitenziario. Accusati di aver collaborato ad una delle più spettacolari fughe di tutti i tempi.

Commenti

franco-a-trier-D

Lun, 13/07/2015 - 11:51

è stato aiutato è logico.Con i miliardi che ha.

Ritratto di Italia Nostra

Italia Nostra

Lun, 13/07/2015 - 16:33

Il livello della corruzione all'interno delle forze dell'ordine e dell'esercito (perché sti trafficanti sono così armati che ci vuole l'esercito per loro) è tale da render tutto possibile. Dopotutto non si può non liberare chi contribuisce per quasi 1/3 della liquidità nel mercato internazionale, grazie alla quale il mondo non è andato a gambe all'aria durante la recente crisi economica. Non scordiamoci che molte black ops dei ns. amici d'oltreoceano sono state finanziate grazie al narcotraffico (non vorrete mica che il congresso ora prepari ed ufficializzi un budget per portare a termine operazioni sotto copertura vero?).