Filippine, la Chiesa cattolica nel mirino dell'Isis

Paura nelle Filippine per i continui attacchi del gruppo islamista “Abu Sayyaf” che ha dichiarato la propria vicinanza all'Isis

Anche nelle Filippine torna il rischio attentati. Il gruppo islamista “Abu Sayyaf” (“Il brando di Dio”) sarebbe pronto a colpire le chiese dello Stato governato da Rodrigo Duterte.

Il "pericolo Isis", scrive La Stampa, viene sbandierato sulle prime pagine dei giorni e non riguarda più solamente l'isola di Mindanao, la più estesa delle Filippine, ma contagia anche le isole più a nord, portando allo stato di allerta anche a Cebu o Manila. Nei giorni scorsi almeno dieci persone (quattro miliziani, quattro soldati e due civili innocenti) hanno perso la vita durante gli scontri tra le forze governative e i miliziani di “Abu Sayyaf” nella città di Inabanga, a Bohol, a circa mille km da Manila. Ed è per questo motivo che le chiese sono presidiate da guardie armate, notte e giorno, anche se Radio Veritas, emittente cattolica della chiesa filippina cerca di smorzare gli animi. Al momento 27 persone (20 sono cittadini stranieri) risultano nelle mani del gruppo estremista nelle isole Sulu, nel Sud dell'arcipelago e l'esercito ha avviato un'operazione di recupero. Contro i terroristi Duterte intende usare il pugno duro: "I civili non devono avere paura. Prometto la taglia di un milione di pesos a chi porterà un membro di “Abu Sayyaf” vivo o morto", invitando i filippini a impugnare le armi.

Il gruppo terrorista “Abu Sayyaf” ha dichiarato la propria vicinanza ideologica all'Isis e anche le altre fazioni islamiche presenti nelle Filippine sono passate con disinvoltura dall’etichetta di Jemaah Islamiah alla bandiera nera del Califfo. Duterte, all'inizio del suo mandato, ha confermato la volontà di arrivare, entro tre anni, ad un accordo con i gruppi combattenti islamici presenti nel Sud dell’arcipelago, che chiedono più autonomia sul modello federalista. Ma la scia di attacchi terroristici è volta a spingere il governo verso la rottura definitiva mentre per la Chiesa filippina la priorità è assicurare stabilità e riconciliazione a Mindanao attraverso un processo di pace con la comunità islamica. La Chiesa suggerisce, quindi, di usare mezzi diversi da quelli di Duterte: "Il futuro della pace a Mindanao ha bisogno di persone che si muovano con coraggio e misericordia", afferma il missionario Sebastiano D'Ambra, iniziatore del movimento per il dialogo islamo-cristiano “Silsilah” a Mindanao.