Volkswagen, ad nella bufera: "Ha usato slogan filonazista"

Il motto ideato dai vertici dell'azienda automobilistica ha subito provocato l'indignazione della comunità ebraica, che ha condannato duramente il gesto della Volkswagen

In Germania, la Volkswagen, una delle case automobilistiche più grandi del mondo, è stata accusata di "apologia del nazismo".

Lo scandalo si è abbattuto sull'azienda in seguito alla presentazione, da parte dell'amministratore delegato della stessa, di uno slogan mirante a incoraggiare i lavoratori del gruppo ad aumentare la produzione di veicoli. Herbert Diess, massimo dirigente della casa automobilistica tedesca, in un recente incontro con i dipendenti Volkswagen ha infatti annunciato di avere ideato un motto che dovrebbe incitare il personale della società a fare di tutto per consentire a quest’ultima di battere la concorrenza e aumentare i propri profitti: "Ebit macht frei".

Tale frase, traducibile in italiano come "Il reddito operativo aziendale rende liberi", avrebbe l’intento, a detta di Diess, di ricordare ai lavoratori del gruppo di Wolfsburg la necessità di impegnarsi per accrescere la salute finanziaria di quest’ultimo incrementando costantemente i guadagni dell’azienda.

Lo slogan in questione, come subito evidenziato dai media tedeschi, richiama però palesemente l’espressione "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi), divenuta tristemente famosa a causa della sua collocazione sui cancelli d'ingresso di diversi lager nazisti.

A causa dell'esplicito riferimento a un motto coniato in passato dalla leadership hitleriana, la frase ideata da Diess ha subito provocato l'indignazione della comunità ebraica. Il Central Council of Jews in Germany ha infatti diramato una nota di condanna nei confronti dell’esternazione dell'amministratore delegato della Volkswagwen. Tale documento recita: "È gravissimo che i vertici di una delle più importanti aziende al mondo ricorrano, per incitare i propri dipendenti ad aumentare la produzione, a parole d’ordine rappresentative dell’ideologia del Terzo Reich".

Al fine di smorzare le polemiche, Diess ha infine deciso di rilasciare un comunicato di scuse: "Desidero esprimere il mio rammarico per il dolore che il motto da me ideato ha causato nell’animo di tanta gente. Presentando quello slogan, non avevo alcuna intenzione di elogiare il nazismo o di manifestare simpatia per l'armamentario ideologico di Hitler. Mediante l’espressione incriminata, volevo solo stimolare l’attenzione dei dipendenti Volkswagen sull’importanza del contribuire a generare sempre maggiori profitti per l’azienda".